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Monterosso Calabro, 25 luglio 2003.
Nella suggestiva atmosfera notturna della piazzetta del "Lonaci", alla presenza delle Autorità e di una vasta
rappresentanza,
di variegata età, della popolazione Monterossina, i meno giovani anelanti ad antiche rimembranze, i più giovani alla ricerca forse della conoscenza
della passata vita di ogni giorno della loro Terra, ha avuto luogo la presentazione della raccolta di Poesie "Quattro passi per Monterosso", del Poeta e Scrittore
Nello Manduca, Monterossino di nascita e da lungo tempo emigrato in Piemonte, dove attualmente risiede a Pinerolo.
L'Autore, attraverso la rivisitazione in chiave poetica degli antichi rioni "Rughe" del Paese , restituisce per un attimo al presente i suoi nostalgici ricordi di ragazzo
"movitaru", (come egli stesso si definisce nella poesia "Santu Pietru"), nei quali luoghi, persone, profumi, colori, parole, immagini e sensazioni riaffiorano come
fantasmi che riprendono vita e si intrecciano in un vortice emozionale che coinvolge l'animo del lettore trasportandolo, attraverso le pagine del libro, in quella
Monterosso di un tempo perduto che è impressa a fuoco nella sua memoria.
La raccolta, mirabilmente illustrata dalle immagini del Maestro Giuseppe Farina, raffiguranti scorci dei vari rioni, si apre con la poesia "Monterosso",
in cui il giovane Nello annuncia all'amata sorella la sua partenza per Torino. La poesia rappresenta un grido d'amore, un canto gioioso ed insieme malinconico.
E quel pugno di terra donatogli e custodito in una scatola d'argento diventa, attraverso il ricordo di un odore, il simbolo di un legame viscerale con le sue origini,
un simbolo di continuità e di distacco allo stesso tempo, un tesoro prezioso ed inseparabile.
Il viaggio prosegue poi con la poesia "Il Lonaci", immagine rassicurante sotto l'ala protettrice della Chiesa della Madonna del Soccorso, varia eppur immutabile
al passare delle stagioni, punto di riferimento che raccoglie in sé il transitare degli eventi della vita quotidiana.
Segue "La Bassulata", una passeggiata ideale nella quale presente e passato si confondono in un susseguirsi di suoni ed immagini. Ed il ricordo della Chiesa Madre,
che aleggia ancora nell'aria col suono delle sue campane.
Viene poi "Condolima", in cui si avverte il sopravvivere del senso di sacralità del luogo, pur se nei poveri ruderi senza più vita, ma che riportano alla mente l'antico
salmodiare dei frati.
Il giro continua con "Il Borgo", in cui appare la figura protettiva e rassicurante della madre, che lo guida per mano da bambino ma anche simbolicamente nel
cammino della vita, attraverso ogni avversità, con la forza ineguagliabile di una stretta di mano e di un sorriso che solo una madre può dare.
Ne "La Fontanella" l'Autore accomuna il suo destino a quello della fontana, luogo prima di refrigerio e di ristoro, non soltanto materiale, per il suo spirito, e poi
vinta, come il destino dell'emigrante, da una necessità più grande che coinvolge e trasforma inesorabilmente ogni cosa.
Viene poi "Il Monastero", nel quale si percepisce quasi un velato rimprovero da parte di un ipotetico "uomo del Monastero" per essersene andato, mentre lui
ne è rimasto a guardia delle tradizioni storiche e religiose.
Segue "La Capana", in cui dall'alto della Torre, vista come unica testimone della storia, il mito del passato riaffiora scandito dal suono della campana dell'orologio.
E l'emozione di avere tra le mani tutta la valle attraverso un semplice mazzo di fiori di campo donato da un bimbo.
In "Santu Pietru" spunta la figura del giovane Nello, regazzo "movitaru" tra altri come lui, "u figljiu e Ciciaroni", che si inebria e si sazia dei giochi e delle piccole
cose di ogni giorno. E la sua "contentezza" nel "fregare" ogni giorno il sagrestano arrampicandosi sul campanile a mezzogiorno per suonare le campane.
La raccolta si chiude quindi con "La Barritta", in cui emerge prepotentemente la figura del padre, che alla sua partenza per Torino, levandosi la
Barritta, con un grido quasi imperioso, lo richiama alla coerenza, perché "un giorno qualcuno lo dirà". E nella risposta di quel "si" la nascita di una promessa a cui manterrà
fede per tutta la vita. La poesia termina con l'immagine di quella Barrita che lo saluta da lontano, e che gli appare come il simbolo di una bandiera: quella
di suo padre.
Un segnale, un messaggio inequivocabile traspare in ogni poesia della raccolta, ed è quello di adoperarsi per preservare ogni singola "tessera" del mosaico
che costituisce la storia, la tradizione, la cultura di Monterosso. Nulla deve essere perduto, ogni tessera mancante costituirebbe una ferita insanabile che andrebbe
ad infrangere quella continuità della memoria che ancora lega e deve continuare ad unire il corso degli eventi della nostra Comunità, affinché anche le future
generazioni possano, non soltanto nelle pagine di un vecchio libro, ritrovare intatte le loro radici.
Patrizia Macchini |