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Celebrazioni della
Settimana Santa |
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Passa l'inverno e la quaresima arriva quasi a campagna olearia ultimata.
S’incomincia col giorno delle palme portando in chiesa grossi rami
d’olivo, per poi partecipare «E una processione che, evocando coreografie spagnole, riesce a fare meditare i paesani sui patimenti sopportati da Cristo sulla Terra». Alcuni
blandi colpi di tamburo danno il primo segno del raccoglimento. Passa ora,
un uomo incappucciato, scalzo, vestito con una rossa tunica lunga fino ai
piedi, che porta sulle spalle una grossa croce. Sulla testa una corona di
vere spine. «Quell'uomo
non raffigura Cristo: va scalzo, portandosi una croce per fare penitenza.
Nessuno sa chi sia ma certamente è un tale che vuole riscattare un grosso
peccato commesso durante la sua vita, od impetrare qualche grazia dal
Signore. Nessuno intende scoprirne l'identità, anzi, tutti hanno
riverenza per lo sconosciuto che ha il coraggio di chiedere, in tal modo,
perdono a Dio».
La gente, infatti, sta a debita distanza per non sciupare il voto del
penitente. «Stava
Maria dolente Al
contrario delle altre processioni, questa è seguita silenziosamente e tra
la moltitudine seguono la «Varia» altre due statue, quelle di Maria e di
Giovanni. Ognuno porta una candela accesa dicendo lentamente le orazioni, impregnate di quella fede genuina che non conosce disquisizioni teologiche, che non va a domandarsi come ha fatto Cristo a camminare sulle acque, o a risorgere a tre giorni dalla morte, che non si chiede come cinque pani e due pesci abbiano potuto sfamare una moltitudine di gente. Sanno, invece, che la morte di Cristo sulla croce è presagio di trionfo, è seme di speranza, è come la vita che scaturisce dalla morte del seme nella terra. E
quale altro significato si potrebbe dare al canto la cui nascita si perde
nei tempi scritto su un vecchio libro, senza titolo e corroso dai secoli
ritrovato in un cantuccio di una vecchia casa della Capana? «Tomba
che chiudi in seno La vita
e la morte di Cristo s'intrecciano con la vita degli uomini. Antiche
melodie, vecchi messali rilegati in cuoio, gli scritti dei salmi e degli
inni in caratteri arcaici. Passano
le generazioni: i piccoli imitano i grandi, ma la Fede, lei sola, resta
compagna inseparabile della vita. Cosa sarebbe la storia civile dei nostri
paesi senza il sapore delle vicende che la Fede le ha calato dentro? |
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| Testo liberamente tratto dal libro "Arsura" di Nello Manduca . | Gallerie Fotografiche |