Celebrazioni della Settimana Santa 

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         Passa l'inverno e la quaresima arriva quasi a campagna olearia ultimata.
Ed è in questo periodo che il sigillo della religione investe interamente l'esistenza della vita paesana e si manifesta nella sua pienezza per culminare nella Settimana Santa, durante la quale ogni monterossino vive intensamente la Passione del Signore. 

             S’incomincia col giorno delle palme portando in chiesa grossi rami d’olivo, per poi partecipare
      all’impressionante processione del Venerdì Santo che la Confraternita del Crocifisso organizza tutti 
      gli anni, a partire dalla sua fondazione che risale al 1693. 

«E una processione che, evocando coreografie spagnole, riesce a fare meditare i paesani sui patimenti sopportati da Cristo sulla Terra». 

Alcuni blandi colpi di tamburo danno il primo segno del raccoglimento. Passa ora, un uomo incappucciato, scalzo, vestito con una rossa tunica lunga fino ai piedi, che porta sulle spalle una grossa croce. Sulla testa una corona di vere spine.
La domanda che si pone il viandante alla vista di tanta solennità e partecipazione di quest’Uomo che porta la Croce seguendo la «Varia», ha subito una risposta: 

«Quell'uomo non raffigura Cristo: va scalzo, portandosi una croce per fare penitenza. Nessuno sa chi sia ma certamente è un tale che vuole riscattare un grosso peccato commesso durante la sua vita, od impetrare qualche grazia dal Signore. Nessuno intende scoprirne l'identità, anzi, tutti hanno riverenza per lo sconosciuto che ha il coraggio di chiedere, in tal modo, perdono a Dio». 

     La gente, infatti, sta a debita distanza per non sciupare il voto del penitente.
Segnatasi la fronte, la gente ora è attratta dalla «Varia» di Cristo morto che esce dalla Chiesa portata a spalle da sedici confratelli della Congrega. Si tratta di una pregevole opera d'artigianato paesano del primo ottocento, un monumento pieno di veli variopinti che scendono ai quattro lati della «Varia» a mo' di baldacchino sormontato da un angelo che mostra una corona. 
         Suonate alcune note della banda musicale, è la voce delle donne che ora s’innalza come un grido di dolore: 

«Stava Maria dolente
senza respiro e voce
mentre pendeva in Croce
del mondo il Redentori» 

Al contrario delle altre processioni, questa è seguita silenziosamente e tra la moltitudine seguono la «Varia» altre due statue, quelle di Maria e di Giovanni.
     «Sono due statue confuse tra la gente quasi a significare la comunione nel dolore tra il popolo monterossino la Madre di Gesù e il suo discepolo prediletto dando cosi più forza al concetto di Chiesa». 

Ognuno porta una candela accesa dicendo lentamente le orazioni, impregnate di quella fede genuina che non conosce disquisizioni teologiche, che non va a domandarsi come ha fatto Cristo a camminare sulle acque, o a risorgere a tre giorni dalla morte, che non si chiede come cinque pani e due pesci abbiano potuto sfamare una moltitudine di gente.

Sanno, invece, che la morte di Cristo sulla croce è presagio di trionfo, è seme di speranza, è come la vita che scaturisce dalla morte del seme nella terra.

     E quale altro significato si potrebbe dare al canto la cui nascita si perde nei tempi scritto su un vecchio libro, senza titolo e corroso dai secoli ritrovato in un cantuccio di una vecchia casa della Capana?

«Tomba che chiudi in seno
il mio Signor già morto
finch'ei non sia risorto
non partirò da te!

Alla spietata morte
allor dirò con gloria:

"Dov'è la tua vittoria
Dov'è dimmi dov'è?"». 

La vita e la morte di Cristo s'intrecciano con la vita degli uomini.
Cala la sera nel buio del Venerdì Santo quando già appaiono le luci dell'alba della Resurrezione.
E torna per gli uomini, pur nel dolore e nel lutto, la speranza e la gioia di vivere. 

Antiche melodie, vecchi messali rilegati in cuoio, gli scritti dei salmi e degli inni in caratteri arcaici.
Impronte digitali d’enormi pollici e indici agli angoli d’ogni pagina. Impronte di generazioni fedeli e devote, di dita callose, di umile gente che, sotto le gotiche volte o per le contrade, innalzano con voce possente le lodi al Signore.

Passano le generazioni: i piccoli imitano i grandi, ma la Fede, lei sola, resta compagna inseparabile della vita. Cosa sarebbe la storia civile dei nostri paesi senza il sapore delle vicende che la Fede le ha calato dentro?

Testo liberamente  tratto dal libro "Arsura" di Nello Manduca . Gallerie Fotografiche
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