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CARLO ROSSI |
Scheda biografica a cura di
Lorella IngrossoCarlo Rossi, nato a Novoli (Lecce) nel 1953, ancora giovanissimo (19 anni) si trasferisce a Urbino. Qui, nell'anno accademico 1972-1973, frequenta la scuola di Walter Piacesi, indiscusso talento incisorio per capacità tecniche e creative. Durante quest'anno il giovane allievo si impadronisce della tecnica incisoria che nel tempo affina, sperimentandola e sperimentandosi fino ad avvertire la necessità, una volta a Bologna, di avviare un laboratorio calcografico. Opera così, dal 1975 al 1978, in una direzione di appiattimento della profondità, dando un ordine non più cronologico agli avvenimenti e ai volti sparsi nel corso del tempo, ma ad una riunificazione agli elementi presenti nelle diverse combinazioni culturali, per realizzare un mosaico compiuto dalle sue scelte. A Bologna conosce il pittore Cesare Pacitti che segue i suoi lavori sin dall'inizio. Infatti è proprio nello studio di Pacitti che il Rossi perfeziona il procedimento calcografico e sperimenta altre tecniche: xilografia, litografia e subito dopo la serigrafia. In seguito, consigliato da Sepo (Severo Pozzati), frequenta altri studi grafici, ma non abbandona la pittura, della quale sente il fascino. L'artista ha una predilezione per la figura umana inserita nella natura. La scelta dei soggetti che di volta in volta dipinge è determinata dalla predilezione che l'artista ha per la figura umana. In ogni sua opera l'immagine ha i colori dell'irrealtà, che sono poi i colori della fantasia. In ogni opera del Rossi si nota il segno di una interpretazione filtrata attraverso un'esperienza severa di scuola. Sente l'esigenza di voler comunicare il proprio sentimento con gli strumenti di cui dispone, di concedere al potenziale fruitore dell'opera soltanto la parte emergente di se stesso, con l'ausilio di sensazioni spontanee, nelle quali spiccano le conoscenze di laboratorio dello stampatore. Nell'autunno del 1975 (ancora studente) esordisce con una prima mostra a Bologna nei locali del Club 37 esponendo incisioni all'acquaforte; nel 1976 allestisce due mostre personali, rispettivamente nel mese di giugno presso il proprio studio calcografico a Bologna, e in ottobre a Medicina (Bo), presso la Bottega d'Arte, presentato in catalogo da Romeo Forni e Alfonso Amorese. Gualtiero De Santi presenta una cartella d'incisioni realizzata per i tipi delle Edizioni Svolta di Bologna, Lino Cavallari lo presenta a Manduria (Ta) in occasione della mostra personale svoltasi nel gennaio 1977 nei locali della Galleria "Pliniana" e nel maggio dello stesso anno allestisce una quarta mostra a Sassoferrato (An) nei locali della Galleria "G.B. Salvi", in occasione della quale Walter Piacesi scrive: "[...] il Rossi ha lavorato di buona lena ed ha fatto tesoro della sua permanenza a Bologna [...]. Dall'esordio urbinate ad oggi il progresso è evidente. Io penso che questo giovane saprà riservarci altre sorprese, dandoci in futuro altre prove più convincenti delle sue capacità espressive". Tra il 1977 ed il 1983 Carlo Rossi interrompe la sua attività per concedersi una pausa di meditazione e di ricerca necessaria per portare a maturazione il processo evolutivo della propria creatività. Nel gennaio del 1983 si ripropone, ma nelle vesti di pittore, allestendo una mostra personale a Menton (Francia), nella Galleria "Janj Dudin". Nella sua pittura si nota "una raggiunta maturità [...] con una sua evidente personalità [...] tale da contraddistinguere definitivamente la sua arte di oggi" (gastone Pezzuoli). Nel maggio dello stesso anno nella cittadina messapica di Manduria (Ta) organizza in collaborazione con il Parametro Editore di Novoli (Le) nella Galleria Artas, la mostra di tempere e incisioni legate l'una all'altra in virtù di quel realismo che ha "i segni della quotidianità". Negli anni Ottanta altre esposizioni le realizza a Bologna (maggio 1984), presso la Galleria del Circolo Artistico, presentato nel catalogo da Mario De Marco, e a Marzabotto (Bo) (giugno 1987), nella Galleria di Marzabotto, dove espone 24 tavv. definite da Bartolomeo De Gioia "disegno a lacune che produce forme attraverso il bianco, ai cui limiti si fermano i segni neri dell'inchiostro: il bianco che non è vuoto ma luce, luminosità [...] che costruisce le forme in uno con lo spazio del foglio ripercorso da righe nere orizzontali e verticali che realizzano una banda oscura a mo' di maglia rete dalla quale traspare la luminosità". Mentre Remo Brindisi in occasione dell'esposizione pittorica realizzata nell'agosto 1991 a Lido di Spina (Fe), presso il Museo "Remo Brindisi", scrive in catalogo: "l'ho conosciuto come stampatore di alcune mie opere grafiche: uno stampatore attento, puntuale e rigoroso [...] poi l'ho scoperto come pittore e l'ho incoraggiato come ho potuto a impegnarsi sempre di più nell'attività artistica", continuando "è un pittore che dà corpo alle sue aspirazioni artistiche cogliendo nella intimità della sua natura più autentica ciò che in essa vive misteriosamente come arte". Valerio Dehò ha scritto un vero e proprio "saggio" sull'opera pittorica di Carlo Rossi, ed è possibile leggerlo in una pregevole monografia pubblicata nel 1990 a Bologna dalle Edizioni Svolta. Si propongono in lettura, qui di seguito, alcuni brani. [...] L'inadeguatezza da parte del mezzo fotografico a rappresentare la realtà, la sua sostanziale impotenza a rendere "vera" un'immagine, la si ritrova nel lavoro di Carlo Rossi in cui l'uso del mezzo fotografico è una traccia per la mano che dipinge. Una sorta di solco preso in prestito da un altro medium in cui incanalare non tanto il bisogno di rappresentare, ma quello analogo ma non omologo di "veder rappresentato. Il Rossi, esemplare cognome comune nel nostro Paese, tanto che preponendo il titolo "Sig." di per sé identifica l'uomo statistica, si è accorto che il problema è quello di uniformare lo sguardo, di smussare le differenze del mezzo espressivo attraverso la mediazione di un medium (scusate la ridondanza) "caldo" e ripetitivo: la fotografia. [...] Il modo con cui Carlo Rossi riduce le immagini ai suoi colori terrosi a larghe campiture, eliminando le spessore delle ombre, cancellando il chiaroscuro, tutto questo fa sì che il suo modo di procedere metta insieme cose distanti fra loro attraverso il medesimo procedimento di rappresentazione. E bisogna riconoscere che la semplicità e la chiarezza con cui l'artista mette in fila il suo mondo ha dello sconcertante. [...] Si tratta di un diario personale in cui si affastella ciò che c'è o è trascorso, ciò che ha vissuto un attimo di interesse e ciò che costituisce una permanenza di desiderio, una stabilità affettiva. Sono immagini consuete, già viste, si pensi ai pescatori, al vecchietto seduto sulla panchina, alla ragazza in bikini sulla spiaggia etc., che vengono ritrasformate dalla sensibilità dell'artista in un catalogo di somiglianze. Scheda tratta dal catalogo a stampa della mostra (Novoli, Il Parametro, 1977) Critica Ogni opera d'arte deve esprimere qualcosa: ciò significa, innanzitutto, che il contenuto dell'opera deve andare più lontano della semplice presentazione dei singoli oggetti o soggetti di cui consiste. Ma una simile definizione è troppo ampia per il nostro assunto; giacche allarga la nozione di "espressione" per includervi ogni sorta di comunicazione. E vero, bensì, che siamo soliti dire che un uomo "esprime la sua opinione"; eppure l'espressione artistica sembra essere alcunché di più specifico: essa richiede che la comunicazione di determinati dati produca una "espressione", ossia l'attiva presenza di forze che possano sostituire il pattern percepito. L'artista Carlo Rossi, si esprime attraverso il linguaggio del colore, la forma e il segno, tre fattori fondamentali. In queste immagini grafiche realizzate al computer, ha cercato di scandagliare attraverso la sua pittura alcuni effetti sorprendenti, scegliendo un effetto a lui soddisfacente, per realizzare questa grafica digitale con dei risultati soprattutto coloristici, perfezionando il risultato finale. Tutta questa ricerca di andare al dì là di ogni cosa, fa parte del suo carattere, non si ferma davanti a nessun ostacolo. Con questi lavori grafici, Carlo Rossi ha ripreso il discorso della grafica sospeso anni fa quando con grande capacità espressiva, si cimentava con le tecniche della calcografia,xilografia, litografia e serigrafia, di quest'ultima continua a esercitare. Carlo Rossi attraverso la sua pittura e la grafica, cerca di trasmettere quello che è dentro di lui che definisce, equilibrio, energia, emozioni. Parlare di capacità artistiche, o di talento, è molto difficile, bisognerebbe distinguere le due cose. Carlo Rossi, sostiene che come in tutte le cose devono maturare e crescere con il passare del tempo, tutto questo si verificherà attraverso le proprie opere, se ci sono delle capacità artistiche e creatività, il" cosiddetto talento". La filosofia di questo artista è: "ogni cosa a suo tempo". . |
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| Fondo blu | Quadro 2 | Quadro 3 | Vortice |
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Carlo Rossi |
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