FIORELLA
BIANCHI è nata ad Ancona dove vive e lavora.
Pur dedicandosi al disegno e alla grafica in generale, predilige l'olio.
Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private.
La sua opera è una sequenza variegata di paesaggi, tipici della terra
marchigiana,con in primo piano folte boscaglie, cespugli lussureggianti,
ciuffi di ginestre,
umili erbe di campagna, angoli di giardino dove par di sentire tutto il
profumo della primavera.
Ed ancora marine tremolanti di luci, rosmarini rugiadosi e tanti fiori
incastonati nel flusso
di un ventaglio cromatico (dai cerulei ai verdi, dai gialli ai bruni, dai
bianchi alle ocre,
ai blu carichi di mistero) che si armonizza con il variare atmosferico della
natura e con gli
umori emozionali del momento.
Anche nella figura umana l'artista anconetana opera una sua precisa ricerca
con risvolti psicologici
che esaltano l'insieme pittorico. Sono per lo più immagini tracciate e non
definite, immerse in
una atmosfera di trepidante attesa. Figure femminili dai visi esangui, dagli
occhi velati,
immagini immobili, quasi fisse nel phatos di misteri profondi.
Hanno scritto di Lei
"... sentiamo che non è più un tentativo destinato a rimanere pieno di sole
buone intenzioni. E' il primo vero biglietto da visita di un'artista che
converrà seguire con attenzione."
(da "Il Resto del Carlino", 30 dicembre 1965)
"... da sottolinere la splendida prova della Bianchi..."
(da "Il Lavoro", Genova, 15 settembre 1976)
"... la Bianchi aggiunge un'eguale intensità di scelte tonali, per cui le
sue opere vibrano di gialli, di rosa intensi, di un'intera gamma di
sovratoni cromatici d'indubbia suggestione."
(da "Il Lavoro", Genova, 8 ottobre 1976)
"... tende, sopratutto, ad una sintetica struttura di suggestivi spunti
paesaggistici, che (...) mettono in evidenza un rielaborato, ma palpitante
realismo."
(da "Il Resto del Carlino", febbraio 1978)
"Il paesaggio, composto come la pagina colorata di un quaderno di scuola ha
la sapienza della maturità che si nasconde nel gesto del fanciullo e, a mio
parere, costituisce forse il più alto esempio di questa pittura..."
(da "Corriere Adriatico", 25 febbraio 1978)
"In poche tele c'è quell'essenziale immediatezza, che nell'incalzare di
succose pennellate e di altrettanti tocchi di spatola, mette in evidenza la
dinamica dei piani compositivi, in cui mai si attenua una luce violenta e
d'estivo sapore."
(da "Il Resto del Carlino", 27 luglio 1978)
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