|
Alessio Mezzalama nasce a Torino il 16 Febbraio del 1978, abita nel capoluogo piemontese fino all’età di sette anni per poi trasferirsi assieme ai genitori a Torre Pellice, paese pedemontano situato circa cinquanta chilometri ad ovest del capoluogo.
Nel 1992, terminata la scuola dell’obbligo, decide d’intraprendere gli studi artistici presso il Primo Liceo Artistico di Torino. E’ dunque il ritorno alla città, fattore che apre le porte ad una percezione differente e rinnovata, ma anche ad una “formazione culturale” che sensibilizza la visione della società e delle problematiche attinenti.
Nei cinque anni di studi liceali il legame con la città, dunque con le forme architettoniche e umane che la compongono, consente una crescita e uno sviluppo consapevole e critico del proprio rapportarsi alla società ed “all’altro”, inteso come moltitudine e differenza, e delle dissonanze nella coesistenza di strutture materiali e mentali disuguali.
Scrive:
“Culture più o meno lontane vengono in contatto tra loro quotidianamente e si miscelano dando luogo alla bellezza della varietà e della molteplicità in un continuo susseguirsi d’elementi nuovi ed originari; ma spesso a causa dell’ignoranza e della limitata elasticità del pensiero di alcuni elementi umani, il sentimento ed il fascino della complessità sociale soffocano sotto un denso strato di brutalità”.
Nel 1996 ottiene il Diploma di Maturità Artistica e l’autunno del medesimo anno si trasferisce con amici a Bologna per proseguire gli studi artistici presso l’Accademia Clementina di belle Arti, iscrivendosi al corso fondamentale di Pittura con i professori Bottarelli e Benuzzi
I due anni e mezzo che trascorre nella città emiliano-romagnola accentuano la sensazione di fascino rispetto alla pluralità culturale, migliaia di studenti che arrivano da molteplici parti d’Italia e d’Europa s’incontrano, scontrano e mischiano nel vibrare continuo della città.
Pertanto il fascino dell’amalgamarsi di accenti, la promiscuità dei discorsi ed il sovrapporsi di immagini e rappresentazioni, saranno sempre più parte integrante delle pulsioni concettuali e artistiche negli anni a venire.
Nel 1998 decide di tornare a Torino per concludere all’Accademia Albertina di Belle Arti il corso accademico, iscrivendosi cosi presso il corso fondamentale di Pittura dei professori Novali e Avondoglio, i professori Auneddu e Bellini, Belgioioso, Gatti e Gay saranno rispettivamente i docenti degli altri tre corsi fondamentali, Storia dell’Arte, Anatomia Artistica ed Incisione.
Sei sono invece i Corsi Complementari seguiti nel quinquennio accademico: Antropologia Culturale, Restauro, Teoria e Metodo dei Mass Media, Teoria della Percezione e Psicologia della Forma, Tecniche della Scultura e Tecniche Grafiche Speciali.
Nel Febbraio 2002 con la Tesi dal titolo “I totem della surmodernità”, ottiene il Diploma di Laurea in Pittura concludendo cosi gli studi accademici.
L’attività pittorica prosegue sempre e comunque anche al difuori delle mura dell’Accademia, portando avanti lo sviluppo di un discorso espressivo ed emozionale sempre più attento alle problematiche della materia in relazione alla società contemporanea. Di conseguenza l’interesse e la necessità di denuncia rispetto alle forme di prevaricazione di una forma colturale rispetto ad un’altra, porta a necessitare di una sempre maggiore vibrazione e tensione emotiva del colore e della materia, elementi costretti, graffiati, esposti alle intemperie di spatole, spazzole e pennelli vengono così a fissare un ritratto vibrante e materico della condizione umana; un ritratto in cui l’intento primario è quello di smuovere l’animo e porlo nella consapevolezza e criticità dell’attimo attuale.
Nel Giugno dello stesso anno viene chiamato a svolgere il Servizio Civile come Obbiettore di Coscienza presso il Comune di Torre Pellice, esperienza che si conclude poi nell’Aprile del 2003.
Attualmente prosegue il percorso pittorico con particolare attenzione rispetto agli accadimenti contemporanei, conflitti che si espandono ed esasperano in un continuo triste e drammatico.
L’esposizione di problematiche umane e dunque sociali, è un bisogno fortemente radicato che si sviluppa attraverso immagini, forme e percorsi della materia e del mito dei popoli.
TITOLI DI STUDIO:
- Diploma di Maturità Artistica ottenuto nel Giugno 1996 al Primo Liceo Artistico di Torino.
- Diploma di Laurea in Pittura, ottenuto nel Febbraio 2002 all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
Tesi di Laurea dal titolo: “I totem della Surmodernità”.
(I corsi seguiti all’interno del quadriennio accademico sono:
4 fondamentali: Pittura, Storia dell’Arte, Anatomia Artistica ed Incisione, 6 complementari: Antropologia Culturale, Restauro, Teoria e Metodo dei Mass Media, Teoria della Percezione e Psicologia della Forma, Tecniche della Scultura e Tecniche Grafiche Speciali).
ATTIVITA’
LAVORATIVA SVOLTA:
- 1997: Bologna, restauro pittorico e decorazioni per locali privati di una società assicurativa ed uno studio d’architettura.
- 1997/1998: Bologna, collaborazione con il “Comitato Accademia” per l’allestimento delle mostre all’interno dei locali della “Galleria Accademia Clementina”.
- 1999: Torino e provincia, lavori di Grafica e di “Car Painting”.
- 1999 e 2000: Torino, attività per le due edizioni della “Fiera del libro”, all’interno del “Laboratorio Artistico Ragazzi” patrocinato dal “Cestello di Rivoli” (come indipendente-volontario nell’anno 2000).
- 2000: Restauro pittorico di affreschi ottocenteschi presso due differenti abitazioni private a Luserna San Giovanni (To).
- 2000: Torino: all’interno dei locali dell’Accademia di Belle Arti allestimento di mostre personali e collettive, (attività facente parte dei corsi complementari attivati per alcuni studenti dell’Accademia).
- 2000/2001: Torre Pellice, collaborazione artistica con la “Libera Officina delle Arti”.
- 2001: Lavori di decorazione di interni ed esterni nel.
- 2002/2003: A Torre Pellice, collaborazione (sotto Servizio Civile di Leva) presso il Comune e la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Filippo Scroppo.
- 2003: A Torre Pellice, organizzazione ed esecuzione di laboratori fotografici per le scuole materna, elementare, media e media superiore
ESPOSIZIONI:
- Giugno 1998, Esposizione collettiva nell’Aula Magna dell’Accademia
Clementina di Belle Arti di Bologna.
- Giugno 2000, Personale nei locali dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino.
- Giugno 2002, segnalazione all’interno del n° 346 della rivista Arte, nell’ambito dell’inchiesta “Dalle Accademie 200 giovani promesse”.
- Dicembre 2002, Collettiva nell’ambito della rassegna “Valsusart”, nei locali della Galleria “Arte e Arti” di Bussoleno.
- Dicembre 2002, Collettiva nei locali della Galleria “Wunderkammer” di Torino.
- Settembre 2003, mostra Antologica presso la Galleria Modigliani di Milano.
Presentazione del lavoro, Concetti:
Percorsi della società umana.
Materie mitiche che si intrecciano attraverso l’immaginario artistico, tracce e segni che affiorano nella polvere e nella memoria dei luoghi.
Essere animati da sensazioni contrastanti, il fascino del singolare, dello sgomento e della materia, è ciò che caratterizza la mia visione della società e dei suoi totem.
La narrazione, il mito si svolge per luci, colori, immagini e parole non dette.
Lo spettro del passato incombe in ogni dove, così la memoria è un filtro vigoroso quanto delicato e a volte latente. Pertanto le esperienze e le impressioni vissute e subite resteranno palpabili e al contempo astratte nel “ricordo sensazionale”.
Oggi gli scenari dei conflitti che si spandono a “macchia d’olio” per l’intero pianeta in una triste, assurda e macabra danza, divengono gli elementi basilari di una poetica di denuncia ed attenta riflessione.
“E’ una pittura da vedere da vicino, è dunque importante osservare il particolare, ciò che non appare nell’immediato, ma che si svela poco a poco assieme alla consapevolezza di ciò che ci circonda, la “vita dell’altro” ed il suo evolversi.
E’ una pittura del “sentimento particolare”, nonché della solidarietà umana”.
Nel suo saggio su “L’origine dell’opera d’arte” (1935), Heidegger definisce l’arte come “messa in opera della verità”; ovvero come quel luogo dove il mondo, o meglio l’universo significante, viene a comporsi in una prospettiva nuova ed “aperta” sulla sua totalità.
E’ qui dunque che troviamo l’implicita messa in atto del mito, il quale attraverso la “mimesi”, ovvero un movimento di apertura ed assunzione delle complessità, ed il suo interagire sulla materia del mondo, (nonché sulla materia pittorica), produce la cultura della verità ossia manifesta ed integra il patrimonio di “conoscienze” dell’umanità.
Barone in “L’età della polvere” afferma: “Soltanto nell’integrazione di mythos e mimesis, in questa sorta di imitazione creatice, l’arte produce la katharsis della pietà e del terrore dello spettatore. A quest’ultimo è offerto, partecipando al gioco, un riconoscimento, cioè la possibilità di ravvisare un senso, un ordine, un kosmos in luogo della frammentazione e del chaos”.
Insomma la connessione mimesis-mythos, all’interno di un discorso “materico”, pittorico, costituisce un nucleo essenziale del movimento esplicativo del mondo; inoltre attraverso la metafora (che è innovazione semantica) della materia e della luce si produce un’innovazione-mutazione del senso della realtà.
Di fatto, solo all’interno del movimento metaforico, della mimesi creatrice, le cose divengono le cose che sono, acquistano quella riconoscibilità dell’essere, un senso inesauribile e non restano “semplici” accadimenti confusi di un tempo caotico.
E’ forse agevole ora comprendere come il mito, la mimesi e la metafora all’interno del discorso pittorico da me affrontato, vengano a definire un tempo sospeso, di sparizione, unico ed irripetibile dove la visibilità e la verità del mondo si ha attraverso materia e luce.
Questa è una temporalità che si potrebbe definire “utopica del presente” dove lo status, utopico appunto, del mondo, si manifesta nella caducità delle cose e degli eventi, i quali restano quasi invisibilmente impigliati in una, per riferirsi ancora a Paulo Barone, “età della polvere”.
|