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Aurelio
Drago.
Nato a Riva del Garda (TN), dopo gli studi classici e l'università, Drago inizia il suo percorso artistico prendendo parte ad alcune mostre collettive.
Nel 1973 si trasferisce a Milano, dove lavora come stilista di moda e designer per diverse aziende produttrici di seta, a Como. Nel frattempo tiene la sua prima esposizione personale a Riva del Garda. Il genere è figurativo, ma ci
sono molti richiami ad un'arte per così dire cosmica.
Dal 1973 al 1981 la pittura di Drago si va trasformando da uno stile informale ad un ritorno al figurativo con un tocco di surrealismo. Sono di questo periodo le sue prime esperienze nel mondo del cinema, sia come attore che come doppiatore, in parecchie produzioni sia nazionali che
internazionali. Durante questi anni la sua fantasia artistica viene arricchita da conoscenze acquisite in vari viaggi all'estero, spesso con permanenze di lunghi
periodi (Parigi, Duesseldorf, Londra), ed altri più brevi a scopo puramente turistico.
Nel 1981 si trasferisce a Roma per seguire da vicino i suoi impegni col cinema e continua l'attività pittorica più che altro a livello di ricerca.
Tra il 1981 e il 1988 compie il suo primo viaggio negli U.S.A., che diventa fondamentale per varie ragioni di ambito artistico (pittura, musica, cinema, ecc..), e inizia anche a lavorare come sceneggiatore, scrivendo alcuni lavori per film italiani. Per circa tre anni i pennelli sono messi da parte.
Nel 1989 la passione per la musica lo porta ad aprire uno studio di registrazione, sempre a Roma, dove passa la maggior parte del suo tempo nella composizione musicale. Di questo periodo è pure un ritorno deciso e
appassionato alla pittura, anche se soltanto come ricerca, studio e ragioni sperimentali.
Dal 1989 al 1995 inizia un periodo di sperimentazione stilistica sia nella musica che nelle arti visive. In pittura passa da un certo tipo di figurativo (tra il tradizionale e il classico) ad un genere che si allarga verso un surrealismo spaziale, fino ad approdare decisamente all'astratto. Varie mostre, sia collettive che personali, sono tenute a Roma, in città del Lazio, e in alcune città del nord Italia.
Negli anni che vanno dal 1995 al 1997 Drago, avendo già tra i suoi collezionisti molti clienti stranieri, decide di iniziare a muoversi nel circuito internazionale con mostre a Vienna, Varsavia, Nizza, Monaco (Germania), per ricordarne solo alcune delle più importanti.
Nel 1998 partecipa all'ART EXPO di New York, oltre a diverse mostre personali. La sua pittura ha ormai un suo stile caratteristico, che intende esprimere non tanto cose tangibili quanto i sentimenti, la musica e quanto di più ancora si riesca a recepire dal cromatismo e dalle situazioni astratte dei suoi dipinti.
Una intensa attività, nel biennio 1999 - 2000, lo porta a tenere varie mostre, specialmente in Nord Europa, dove viene molto apprezzato. Le linee curve dei suoi quadri rappresentano un costante movimento che ne è sempre il tema centrale, per esprimere ciò che non deve mai essere, l'immobilità. Ed è in questo movimento, per Drago, la strada per la Vita e la Libertà.
Tra il 2000 e il 2002 Drago continua la sua attività artistica, dividendosi fra musica e pittura, e facendo anche nuove esperienze di scultura, sia pure artigianali, in particolare lavorando il legno. Sono di questo periodo tutta una serie di mostre, per lo più in Italia, ma qualcuna anche all’estero, e alcuni riconoscimenti ufficiali come premi, attestati, targhe, coppe. La sua pittura continua la ricerca cromatica e di forma in un linguaggio sempre astratto ma via via più intrigante, deciso e complesso, e forse di più difficile comprensione, almeno per il grande pubblico.
Tra il 2002 e il 2003 inizia, o piuttosto riprende, un percorso pittorico già accennato nel 2000, quando inseriva qualche raro elemento figurativo nel contesto astratto delle sue opere. Questo lo porta ad evidenziare ancor più i risultati di una ricerca stilistica e di contenuto che ora si apre ad una lettura probabilmente più comprensibile. Appaiono così, in mezzo alle sue astrazioni molto colorate e protese verso un ideale ottimismo universale, profili di città future o forse anche attuali, skylines di metropoli viste da lontano ma che rappresentano forse il nostro progresso, il cammino dell’uomo verso un futuro che vorremmo sempre migliore. Rimangono sempre però questi “forse”, che sono la non completa sicurezza della tranquillità raggiunta, la coscienza di avere ancora da fare, guardare avanti, con l’esperienza di ciò che vediamo dietro, che ci siamo lasciati dietro. Con gli esempi della storia, questi “forse” saranno lo stimolo, la molla che ci deve sempre spingere a procedere nella ricerca e nel raggiungimento del meglio, se non proprio dell’assoluto.
Sue opere si trovano, oltre che in varie città italiane, in diversi paesi stranieri: Francia, Germania, Austria, Inghilterra, Danimarca, Spagna, Finlandia, Polonia, Svezia, ed inoltre Canada e Stati Uniti (in particolare a New York, Florida, California, Georgia, e Texas), in collezioni private ed enti pubblici.
AURELIO DRAGO E
LA MUSICA
" dopo i suoi viaggi negli U.S.A., nel 1989 la passione per la musica lo porta ad aprire uno studio di registrazione a Roma, dove passa la maggior parte del suo tempo nella
composizione musicale."
E' dal 1989 al 1995 che inizia un periodo di sperimentazione stilistica, sia nella musica che nelle arti visive, che si concretizza in questo CD realizzato nel 1999. LE MOSTRE
1973 Riva del Garda (TN)
1989 Roma
1995 Vienna (Austria)
1995 Varsavia (Polonia)
1996 Nizza (Francia)
1997 Monaco (Germania)
1997 Casinò di Arco (TN)
1997 Trento
1998 Riva del Garda (TN)
1998 Pergine (TN)
1998 ART EXPO di New York (U.S.A.)
1998 Gardone (BS)
1998 Malcesine (VR)
1998 Garda (VR)
1999 Londra (Inghilterra)
1999 Amburgo (Germania)
1999 Copenhagen (Danimarca)
2000 Danimarca
2000 Danimarca
2001 Fiera d'Arte "Immagina" Reggio Emilia
PREMIO 16/02 2002 Trophée Azurenne (Monte Carlo)
Marzo 2002 Galleria Centro d'Arte Giorgione - Treviso
Marzo 2002 Savioli Arte 2002 (Riccione)
Aprile 2002 Banca Popolare di Milano (Bologna) - (D'ARS)
Aprile 2002 Premio Italia Arti Visive 2002 (Certaldo, FI) - (ECO d'arte moderna)
Aprile 2002 Ist Award International Artist of the Year - (New Art Promotion) (Sirmione d. Garda)
Aprile 2002 Artisti in Fiera (Parma) - (Fiera di Parma)
26 Maggio
9 Giugno 2002 "Il secondo Rinascimento" (Ferrara)
22 Giugno
7 Luglio 2002 Galleria Contatto - Mestre (VE)
4 - 7
Luglio 2002 ART CANNES 2002 (Cannes) (Target International Group)
3 - 30
Agosto 2002 Castello di Montese (Modena)
12 - 20
Ottobre 2002 A.D.M.O. (Assoc. donatori midollo osseo), Mostra di pittura collettiva (Grosseto)
22 - 24 Novembre 2002 Fiera d'Arte a Forlì
1 Agosto 30 Settembre 2003 ART INSIGHT in collaborazione con ASSOCIAZIONE CULTURALE E ARTISTICA “IL SECONDO RINASCIMENTO” mostra personale a Rimini. RECENSIONI
CRITICHE
GUIDO PICCIONI
1978
Spazio e tempo si confondono nelle tele di Aurelio Drago, perdendo la dimensione abituale perché calati nella spirale magica del sogno. Sovvertiti così gli usati parametri, la realtà si fa mito, tensione verso l'assoluto quotidiano, senza i limiti del concreto e dell'astratto, del pieno e del vuoto. Chiari tramonti e cupe albe intessono ineguali stagioni, rocce in penombra e valli luminose divengono la cauzione di un'assenza: ma non sappiamo di chi o di che cosa, nè siamo partecipi di un fine o destino. Il miele e I'assenzio della memoria sono lontani dal mondo onirico del pittore, ma presenti nell'analisi dell'osservatore, fatta di dove e quando, di dentro e fuori, di come e perché. Ne risulta un equilibrio instabile, un incerto colloquio o enigmatico messaggio che allude a lontananze ignote dove non si agisce ma si attende.
In quest'attesa tutto può accadere: il chiaro mutarsi in scuro, l'ansia in sorriso, il silenzio in musica. E' una tematica che l'artista può modu lare all'infinito variando contrasti e accostamenti cromatici sul filo esile della possibilità.
GUIDO PICCIONI
FRANK W. DAVIS (San Francisco)
1993
Desiderio di viaggiare? o forse documentazione di viaggi di fantasia e quindi impossibili nella realtà? No, non è così, sono esse stesse realtà, le sue realtà, quelle di un mondo un po' poetico, un po' simbolico e comunque scevro dalle brutture del nostro. E' un mondo di ricerca della bellezza e della perfezione, superando i dolori della vita. La frequente presenza del bianco, più che un colore, diventa un modo di essere, un desiderio di ciò che è incontaminato, puro, con la certezza di poterlo raggiungere. E questi spazi, enormi, questi cieli azzurri infiniti, e queste terre bruciate dal sole, dove non vi sono presenze umane, scoprono l'anima del cow boy solitario che cavalca in paesi vastissimi e sa che riuscirà a superarli, sia pure attraverso difficoltà, e a raggiungere la meta.
Talvolta filtrato da un malinconico velo nebbioso, talvolta nella trasparenza decisa di certi cieli o nel pazzesco viluppo di nubi di altri, esce comunque, sempre, prepotentemente quel senso di quasi sfrenato ottimismo, più forte di tutte le barriere, che porta ad andare sempre avanti così nell'arte come nella vita.
un chiaro messaggio di positivismo, questo vedo nei quadri di Drago.
FRANK W. DAVIS (San Francisco)
GUIDO PICCIONI (Milano)
1995
Dopo un lungo periodo di "inattività pittorica", impegnato in altre occupazioni artistiche, negli ambienti del cinema e della musica, Aurelio Drago torna a dipingere le sue tele fra il '93 e il '94, riprendendo il tema del linguaggio fantastico ed onirico già iniziato negli anni '70, Ma quello di oggi è un discorso alquanto sviluppato e ovviamente più maturo di quello di allora.
Questo modo di trattare il "bianco su bianco" è una sua caratteristica peculiare come lo sono i soggetti dei suoi "caldi" mondi di ghiaccio o dei fondali marini, pieni di una misteriosa vitalità. Una vitalità sempre presente nelle sue opere, ma spesso celata, nell'immediato, e proiettata invece verso spazi e territori lontani. Anche il blu come viene trattato da Drago è un continuo anelito di libertà assoluta, al di fuori degli schemi restrittivi di una società troppo spesso non libera.
I soggetti e i colori sono una sintesi del reale con una vena di surrealismo.
GUIDO PICCIONI (Milano)
I PAESAGGI INTERIORI DI AURELIO DRAGO
DI FIORENZO DEGASPERI - 1995
Il paesaggio, tema centrale per molti pittori del passato e del presente. La realtà esterna però, per Aurelio Drago, è soltanto il presupposto per intraprendere viaggi interiori. Viaggi in cui la fantasia si coniuga con il colore, il paesaggio con il ricordo. Scorrendo le opere di questo artista trentino, rivano per l'esattezza, giramondo per per vocazione inseguendo gli stimoli per continuare a dipingere, salta agli occhi immediatamente uno degli elementi ricorrenti della sua pittura: questo sguardo sul mondo filtrato dai colori e dalle forme. Alcuni anni fa operava all'interno di una figurazione che oserei chiamare "galattica": i paesaggi si presentavano come scenografie di un mondo stellare in cui surrealtà e metafisica concorrevano ad accentuarne il carattere straniante.
Pittura onirica, in cui i sogni si identificavano con una dimensione spaziale ben più vasta dei confini e dei limiti della nostra terra. Pure l'inconscio gioca un ruolo importante. Il fuori, il cercare affannosamente l'orizzonte si rovescia nello sprofondamento al proprio interno, alla ricerca di quegli anfratti fatti di memoria e ricordi, di sogni e speranze, che molti dimenticano, rimuovono, negano. Aurelio Drago non scorda le proprie esperienze.
Dai viaggi americani sono nati alcuni lavori in cui il paesaggio sconfinato finisce soltanto dove s'innalzano i verticali pinnacoli di montagne rese famose dalla cinematografia. Quadri in cui lo spazio si dilata, la mente si allarga. Altre opere sconfinano in una sorta di scenografia fantascientifica, Pianeti freddi, assenza di vita, un monocromaticismo galattico che potrebbe far da sfondo ad epiche gesta di super eroi. Qui i volumi, pur presenti, assumono forme metafisiche. Il silenzio, l'assenza pervade ogni cosa, come silenziosi sono i deserti americani. In questi lavori Aurelio Drago opera più sulle atmosfere che non sull'evidenza del soggetto.
È una figurazione che nel seguito perde i connotati di riconoscibilità, senza per questo compiere il gran passo verso l'astrazione totalizzante. Le opere attuali non vanno semplicemente nella direzione del dissolvimento del conosciuto. l caratteri onirici permangono e le forme, nella loro sinuosità, sono ancora al centro dell'attenzione dell'artista. Si può dire invece che l'operazione messa in atto oggi è quella di penetrare all'interno dell'opera figurativa, del paesaggio per spezzarne l'unitarietà, la globalità. Il risultato è un mondo di frammenti e il frammento diventa il luogo privilegiato in cui immergere la propria sensibilità nel tentativo di percepire le cose che altri non percepiscono. Il frammento, la poetica dell'elemento minimale. Mentre il pennello corre aiutato in questo dall'uso degli acrilici, un nuovo mondo si dischiude alla conoscenza. Luci, colori, profondi abissi e volute, circospette, esplosioni e implosioni, alla ricerca dell'origine delle cose, del big bang, della matrice che ognuno di noi contiene sedimentata negli abissi cerebrali. Dato saliente di questa ultima produzione è la rigenerazione.
L'artista persegue sempre e comunque la possibilità di ridefinire il contesto in cui vive. Lo fa utilizzando tecniche che non hanno niente da invidiare ai rituali magici di appropriazione (appropriazione del territorio, di sensazioni, rapimento della bellezza, estirpazione dell'uomo dallo spazio infinito, ecc,). Ilrisultato del transito di Aurelio Drago in questa nostra dimensione, strizzando l'occhio alle dimensioni multiple e agli universi paralleli, sono le sue opere, testimoni fedeli di un percorso che dal fuori e dal passato, penetrano sottilmente in quello interno e interiore.
"BIPOLARITA' INTERATTIVA, UNA METAFORA ESPRESSIVA"
DI MARIA RITA GANDRA
RIFLESSIONI SULL'OPERA "SYMBIOSIS", ACRILICO SU TELA DI AURELIO DRAGO
La scelta di questa bi-composizione da parte dell'unione albergatori, dell'A.P. T. e del
Comune di Riva del Garda non è casuale e nemmeno esplicita, ma è intrinseca nella forma significante del dipinto. L'opera si estende su due tele in una doppia superficie che vuole essere interconnessione e rapporto d'interscambio tra due realtà, CAMPI
D'ESPRESSIONE.
Ogni superficie è legata all'altra, non solo dall'elemento compositivo che si sviluppa su entrambe le tele, ma anche per la forza ed energia del moto ritmico centrifugo delle linee e dei colori.
Forma e Cromatismo interagiscono in un campo energetico dinamico scelto a rappresentare una realtà pittorica che vuole espandersi oltre limiti bidimensionali per divenire, perchè no, SPAZIALE .
MARIA RITA GANDRA - 1996
GIORGIO TOMASO BAGNI
Treviso, 16 marzo 2002
Aurelio Drago
Per comprendere appieno il vibrante messaggio artistico di Aurelio Drago è necessario considerare le sue ricche esperienze culturali che spaziano dalla musica al design, dal cinema alla moda, alla pittura; in ciascuno di questi settori Drago si è impegnato e si impegna a fondo, professionalmente, anche in lunghi periodi trascorsi all'estero, a Parigi, a Dusseldorf, a Londra, negli Stati Uniti: in campo musicale è compositore ed esecutore, ha registrato dischi, è attore, doppiatore, sceneggiatore, stilista. Anche in qualità di pittore, Drago mantiene un costante atteggiamento di ricerca, di apertura al nuovo: dopo un esordio figurativo ed un passaggio all'informale, riprende l'esperienza figurativa con richiami al surrealismo; infine, negli ultimi anni, è tornato ad affrontare con entusiasmo l'avventura di una rinnovata ricerca astratta. Ha esposto a Vienna, Varsavia, Nizza, Monaco di Baviera, New York; recentemente si è impegnato in un'intensa attività espositiva nell'Europa settentrionale.
L'ultima produzione pittorica di Aurelio Drago è caratterizzata da opere certamente vivaci e partecipate: gli squillanti contrasti cromatici diventano elemento essenziale del quadro, si costituiscono progressivamente in termini fortissimi; le linee scandite da segni netti di colore si stagliano sugli sfondi candidi e contribuiscono a determinare la stimolante atmosfera di dinamismo che pervade ogni lavoro di Drago. A tratti rileviamo qualche lievissima reminiscenza figurativa, l'impronta fugace o il ricordo di una forma appena vagamente riconoscibile: sobrie citazioni che lasciano uno strascico piacevole, sprazzi di memoria di una realtà passata, di un'esperienza comunque mai tradita o rinnegata.
L'immaginazione, primaria qualità di ogni artista, coordina ed armonizza segni e sentimenti: non può essere imbrigliata dalla ra-gione, da un'artificiale, forzata fedeltà ad una scuola o ad un'impo-stazione stilistica. Il messaggio di Drago è semplice, chiaro, convinto: chi accetta la sfida dell'Arte deve saper riprendere il proprio cammino giorno dopo giorno, anche a costo di rimettere apertamente in discussione se stesso e la propria precedente esperienza. La vera, intima coerenza di Aurelio Drago si identifica dunque in questa incondizionata, radicale fedeltà alla propria autentica ispirazione.
GIORGIO TOMASO BAGNI
Treviso, 16 marzo 2002
AURELIO DRAGO
ASTRAZIONE ONIRICA
DI FABIO TEDESCHI
L'importanza dell'astrazione, non deriva dalla composizione che si rivolge all'oggetto (nature morte, paesaggi…) cioè alla realtà oggettiva, ma alla realtà interiore, non visibile quindi e non riconducibile a forme conosciute. Perciò gli scarabocchi, le tracce e le macchie di colore, le composizioni appunto "astratte", hanno una loro significazione interiore anche se non c'è un collegamento con il mondo oggettuale che siamo abituati a "vedere" ad occhio nudo. Si tratta di un'arte tesa ad esplorare e far emergere il mondo interiore dell'uomo, tramite le molteplici possibilità espressive dei colori medesimi, per lo più applicati sulla tela in strati piatti e/o geometrici, oppure in strati densi e pastosi mediante varie forme di gestualità. Infatti Kandinsky affermava: "…nell'arte non si tratta di elementi "formali" ma di un'aspirazione interiore, che determina in modo imperioso la forma". La pittura di Aurelio Drago trova la sua motivazione in questa premessa. Dopo aver effettuato una stesura monocroma di colore puro sul supporto tela, l'artista dà libero sfogo alle sue energie gestuali che diventano immediatamente segni, intrecci misteriosi, magiche costellazioni. Una pittura astratta "di materia" che per la sua gestualità e per il suo segno corposo di colore si avvicina all'Informale: cioè verso "una negazione - afferma M. Calvesi - della forma come categoria mentale, distinta dalla realtà". Un maestro di questa pittura "di segno e d'azione" è Emilio Vedova che con Alberto Burri influenzeranno addirittura "l'Action painting" americana. L'astrazione totale in A. Drago annulla completamente l'oggetto e delinea sulla tela, in un sistema di coordinate ritmiche, con cui l'artista si avvale per poi affrontare i più sottili fenomeni luminosi e materici, una sua originale spazialità "galattica" ben strutturata. I tratti fluidi, curvilinei, immediati del repertorio astratto, favoriscono i vari legami fra gli elementi grafici colorati che si ordiscono in un racconto continuo. A. Drago si avvale, come già detto, di elementi gestuali che cercano di uscire dall'inquadratura precostituita, per trovare la loro spazialità con fughe prospettiche in libertà che sembrano proprio scaturire da bagliori violenti ed istantanei di un'ambientazione, che permette di cogliere le strutture essenziali, "strappandole alla verosimiglianza naturalistica, per accamparle nel vuoto". A. Drago dimostra notevole capacità sintetica con linee, segni, campiture aniconiche e l'uso sovente di quattro colori: blu, rosso, giallo e verde, che indicano le orme di transiti: "la presenza esistenziale" dell'uomo sulla terra che, pur rievocando i segni gestuali di Pollock e Vedova, tuttavia assumono un loro personale valore espressivo. Un'astrazione onirica che rappresenta l'energia dell'artista in una dimensione spaziale, proiettata verso l'infinito…, che svela tutto il suo percorso esistenziale e che va oltre le conquiste della percezione fenomenica del sensibile e del visibile.
FABIO TEDESCHI
Modena, 18/04/2002
Trophèe Azurenne,
Montecarlo, Febbraio 2002
Motivazione critica all'artista AURELIO DRAGO
Colore è libero di seguire i pensieri descrittivi dell'artista, in fusione con il suo
intuito di tendenza informale.
La stesura risulta libera da vincoli segnici, ed evoca strutture dall'impatto
esplosivo, penetrando nella psiche della costruzione artistica.
Opera premiata: Real Meeting
NEW ART PROMOTION
MARIAROSARIA BELGIOVINA
Scrittrice-Critico
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