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Giovanni
Truncellito vive e lavora a Roma.
Hanno scritto di lui:
Vito Apuleo, Giovanni Bollea, Gabriele Borghini, Luisa Chiudenti,
Renato Civello, Paola Coppola,Vinicio Coppola, Vito Cracas, Linda De
Sanctis, Franco Di Matteo, Gianfranco Ferroni, Franceschetti,
Cesare Nissirio, Mario Padovan, M. Teresa Palitta, Paola Pariset, Daniela
Santagata, Anna Maria Tarantino, Duccio Trombadori, Luca Vespoli.
Le principali testate e periodici:
Il Messaggero, La Repubblica, Il Tempo, Il Corriere della sera, Il Giornale d'Italia, L'Unità,
Il Roma di Napoli, Corriere Laziale, Bari Sera, Il Quotidiano (Bari), Puglia, Italia Sera, Il Corriere del Giorno, Il Giornale Dell'Arte, Eco Motori, Senza Titolo Arte In, That's Art, AR: Mensile
Ordine degli Architetti di Roma.
MOSTRE PERSONALI RECENTI
Gubbio Festival 99
Il Mito e il Belcanto
Opere pittoriche 1996 - 1999
Museo dell'Infiorata
Comune di Genzano di Roma
15 - 30 settembre 1999
Galleria Inontro d'Arte
Roma 9 novembre - 12 dicembre 1999
Associazione - LE VENEZIE
Treviso VILLA LETIZIA
19 maggio - 18 giugno 2000
Teorema dell'incanto
Opere pittoriche 1996 2000
Centro Paoletti per l'Arte
Frascati - 16 Settembre - 14 Ottobre 2000
Studio del Canova
Roma dal 26 novembre al 10 dicembre 2001
CENTRO ORFEO - CROTONE 2002
Galleria Appia
Grenoble dal 04/04/2003 al 25/05/2003
ATTUALMENTE
Grenoble
International
Personale - inaugurazione 18/09/2003
In collaborazione con:
Comune di Grenoble
Con il patrocinio di:
Consolato d'Italia
Consolato di Grecia
Associazione COASCIT - emanazione consolare del Ministero degli Esteri
ATHENA PATHENOS
Associazione Culturale Scambi Internazionali
Targa d'argento del Presidente della Repubblica Italiana
Premio Presidenza del Consiglio per la Cultura
della Repubblica Italiana
Médaille de Vermeil de la Ville de Paris
Palmes Académiques della Repubblica Francese
Arts et Lettres della Repubblica Francese
MOSTRE COLLETTIVE RECENTI
XXVI Premio Sulmona
Estate 1999
Nuove iniziative riti di passaggio
Sedi:
Treviso
Sala dei Trecento - Villa Letizia
Roma
Sale del Bramante
Lisbona
Palacio das Calveias
Rotari Club
Casamassima - Bari - Dal 7 settembre 2001
Rotari Club
Casamassima - Bari - 2002
LA CRITICA
Giovanni Bollea
Giovanni Truncellito è un pittore che sa dipingere con straordinaria complessità, qualità interpretativa e ampio spettro cromatico. I suoi quadri presentano un denominatore comune, l'espressione dell'eros nelle varie forme. La sua pittura è solare. Il sole vi entra con tutti i più splendenti toni del giallo denso di carica erotica tale da accentuare le passioni più intime e le emozioni più forti. Il gioco tra i due personaggi di "In questa Reggia" e di "In Principio" conduce al simbolismo dell'eros. L'occhio magnetico, distaccato e
triste dell'uomo spiega molte cose. Tra i due protagonisti si crea un flusso misterioso. Gli sguardi, i drappeggi, la posa dell'uno si confrontano con quelli dell'altra e si scambiano in un'ambiguità che seduce. Il "Sonno d'estasi", della donna addormentata, con quel braccio abbandonato nel
vuoto cela lo scambio dialettico fra architettura e natura, inteso come esito di un sogno. La donna è rappresentata nella sua maternità, pensata e voluta. Il pittore è soggiogato dalla bellezza femminile. D'altronde i volti delle sue donne sono tutti più belli di quelli degli uomini, sono stupendi. In "Dolce e calmo" il viso della donna è pieno di luce e di bellezza materna. C'è una dipendenza dalla figura materna, della madre-terra che affiora in molti particolari della sua pittura.
In "Il Belcanto" il giovane che cavalca l'impennato cavallo ha un volto femmineo e un corpo maschile. La forza del cavallo domina lo spazio pittorico, mentre il giovane che raffigura la forza universale dell'armonia domina la forza bruta del
cavallo che esce da una fenditura appena profanata.
L'Orfeo di "Algida voce" che discende volteggiando nell'aria tra una civiltà rappresentata dalle architetture crollanti nel vuoto e un'insieme di soli raggianti, rappresenta il positivo e il negativo, l'uomo che non vuole cedere al vuoto e si dibatte tra la salvezza e la condanna, tra l'esplosione della natura
e l'implosione della civiltà. Egli, in caduta, viene attratto da una sorgente di luce che lo spinge sino alla morte, agli inferi.
"Soglia d'amore" è un quadro potente in cui il colloquio fra i due protagonisti è dominato da una forza, l'Entità capovolta, in un gesto di potere sul mondo. La grande forza cosmica che prende in braccio i due personaggi li sovrasta e li
domina. Al contempo il gesto del braccio fornisce loro la forza di dialogare. Una mano li sostiene e li rassicura l'altra li ammonisce, li obbliga al colloquio, alla vita. La stessa "Medea" va verso l'incognito. Il muro che la sovrasta raffigura l'ignoto, l'impossibilità al
colloquio. Truncellito ha bisogno di queste fughe dalla realtà. Nei suoi quadri c'è spesso il taglio, la penetrazione. Lo dimostra "Interludio" con quella fenditura nella turris penetrata dallo strale tortile. La casa, simbolo della calma e della pace è il segno di una maternità garante o di una impossibile maternità? La figura
femminile domina tutta la sua pittura e il suo eros. Tutte le sue donne sono madri. La maternità, così materica in "Diva terra", da cui nasce e cresce tutto il mondo, è un chiaro messaggio che riconduce alla base di tutto il nostro
essere. Il pittore però ha una finezza e una delicatezza di sentimento, agisce con un'eleganza non comune. Nei suoi quadri non c'è mai nulla di volgare anche quando egli si lascia andare agli eccessi, determinati dai suoi simbolismi
intrisi di una complessità unica e rara.La figura maschile ha dentro di sé l'animus e l'anima yunghiani in una sorta di
parità. Gli occhi e l'espressione del personaggio maschile hanno ambedue le componenti in un miscuglio che rappresenta in fondo tutto il suo essere.
Truncellito però è un uomo che ha bisogno sempre della base, della donna materica inizio del mondo. Da lei e sopra di lei nasce e cresce quell'universo
avvolgente e denso che egli raffigura tanto spesso nei suoi dipinti.
Quando interpreta Medea o Orfeo o quando raffigura la grande forza che domina c'è la rivelazione di una padronanza pittorica e di una complessità formale non
comuni. Nulla è lasciato al caso. La costruzione del quadro evidenzia un'euritmia e un rigore che denunciano la sua preparazione di architetto. È, insieme, il frutto di una visione e di una meditazione. In "Sonno d'estasi" sembra esserci tutto. La vita della città, la fantasia della natura si ritrovano
insieme in questo quadro, in una sorta di sublimazione dell'opposizione dialettica fra natura e architettura. Questo mondo mitico, onirico, di estasi è un elemento dei suoi attuali quadri, ma esso prelude a qualcosa di più forte in
cui affiorerà sempre e comunque l'eros, inteso come elemento di vita. Nel mito dell'eros c'è tutto il suo mondo.
Giovanni Truncellito ha una via pittorica molto vasta, si fermerà ancora diverse volte su questo tema inteso come filone principale della sua filosofia di vita. E' inutile catalogare la sua arte come simbolista o in altre forme L'ambiguità dell'eros e la tranquillità prodotta dalla figura materna, apparentemente in contrasto, determinano i due
poli della sua vita. E un dolce sognatore, è un uomo yunghiano in cui animus e anima convivono in maniera paritetica, sono la base della sua calma interna.
E' il momento in cui la personalità psicologica di un individuo diviene arte. Ciò accade facilmente nelle autobiografie letterarie, raramente avviene in un pittore. Se resisterà nel tempo, come credo, la sua pittura è allora un momento di passaggio o un approdo? Avremo ancora altri quadri simili nel tema o questo suo equilibrio, questo sogno di un parallelismo yunghiano fra animus e anima prenderà il sopravvento e diventerà non idilliaco ma ancora più tumultuoso? Quando un pittore ti fa pensare parecchio allora la sua è certamente una buona pittura soprattutto se si unisce alla straordinaria qualità cromatica e nella
padronanza del pennello, non comuni nella sensibilità artistica e nella creatività di un pittore odierno. Nella sua creatività c'è un fuoco interiore, vi domina un eros che si sfoga nella sua arte. Il quadro migliore è proprio
"Medea" che va verso l'incognito con una voce che gli altri non arrivano a sentire, poiché sono al di là del muro del mistero. Eppure il suo messaggio è diretto e chiaro.
Giovanni Truncellito è un uomo della cui amicizia si può essere onorati. Merita un grande successo.
Giovanni Bollea
MISTICA DELL'EROS
OVVERO BRUCIARSI SENZA CONSUMARSI
DOLCE E CALMO
testo di Gabriele Borghini
Un fiore azzurro fiorisce sulle rocce rosso fuoco, ma sono rocce? Oppure un mare di lava rossa, pagliettata d'oro, sul quale avanzano la Diva e l'Unicorno. Un orizzonte infuocato si screzia di scintillazioni preziose, riflessi di un fiume vulcanico e pulviscoli di turchese e oro. Esplodono al centro girandole di luce che annunciano la discesa dell'efebo igneo, crinito di fiamme, metallizzato nell'incandescenza della sua materia avvampante. Un sole irraggiato di faville deflagra nel cuore dell'Unicorno sciogliendo per sempre il suo orgoglio virginale e Lei, la Diva incedente chiusa nel suo manto di purezza, già avverte le fiamme salire, ardente nel suo rosso manto serico trapunto d'oro, sente la fodera della sua veste bianca incrostarsi di scaglie auree e patisce la vampa che rende i suoi capelli di rame e le sue labbra ispessite nella laminatura dorata. Sulla sua testa un'ostia di fuoco irraggia, pur rimanendo intatta, il suo magma dorato. In questa annunciazione bruciante si esalta il sublime riconoscimento dell'inalterabilità del corpo mistico che arde senza consumarsi e si scioglie nel mare del suo fuoco mantenendo, anche nella crudeltà di un evento tellurico e dirompente, la capacità di riconoscersi quale soggetto.
ORACOLI E DISVELAMENTI OVVERO MONDI DIVERSI AL DI LA' DEL SIPARIO
MEDEA, RIVELAZIONE
Una figura chiusa in un bozzolo tessile, intenta, tesa nell'atto della comprensione divinatoria attende il dischiudersi della ferma barriera materica. E' Medea, la maga, che chiama il sortilegio, la rivelazione. La compatta architettura delle torri urbane ancora non ha perso la sua natura quasi geologica, anche se il tramonto rosso ed oro incendia un cielo solcato da pianeti di fuoco e vie lattee di lava. Quasto è il preludio al disvelamento, ma non appena il tempo si rende epifanico è allora che i mondi terrestri si aprono a lasciarsi fendere da un implacabile raggio di luce fredda, e dove questo batte, là, sulle scogliere di roccia lavica, scava crateri increspati di nevi ardenti e ne fa ruscellare liquidità ed umori preziosi. Alle balconate dei mondi terrestri, disciolti ormai nei tizzoni al calore bianco, il Genio oracolare si affaccia per sollevare il velo. Altre nature, altri spazi, morfologie diverse caratterizzano il mondo disvelato; l'altro mondo, quello del prima, è scomparso dietro una colata rossa ed oro che fumiga sul fondo.
ARCHITETTURE TERRESTRI.
LORO CAPITOLAZIONE SOTTO L'ATTACCO DELLA BELLEZZA INTERLUDIO, ALGIDA VOCE, IL BEL CANTO
Sono ferme, costruite in maniera solida, di muro pieno. Hanno la neutra consistenza degli edifici senza tempo e occupano spazi concreti e misurabili. Si fanno leggere secondo tipologie sicure e convalidate, acquedotti, torri, propilei, griglie di finestrature. Sembrano inattaccabili e incorruttibili, ma crollano davanti alla Bellezza o di fronte all'incanto dei Sortilegi, e i loro teoremi e i loro enigmi sono perennemente vulnerati dai fuochi dei mondi sentimentali, laddove non vale la forza di progettazione, regola dell'esecuzione, ragione matematica. Trapani d'oro le penetrano, sciami d'insetti preziosi le corrodono, fiamme appiccate da cosmogonie
scintillanti di luci fredde le distruggono,corpi di energia, uomini legati con nastri rossi e cavalli neri, le fendono, cosicché la loro impassibilità rabbrividisce e sentono impellente la
trasformazione. Un capitello ionico di metallo dorato si allunga a dismisura, tradisce la sua forma e il suo senso, si rende onirico e surreale, conquista libertà di espressione arrendendosi all'amore che fluidifica il cosmo. Voci stellari fanno spiovere raggi laser sulle strutture organizzate delle città dell'uomo e le riducono in galassie esplose. Eludendo le prigioni del mondo ne balza fuori con una ascesa prorompente la bellezza nascosta che, non più reclusa, vola verso il suo cielo di oro fuso e cobalto.
LO STILE DI GIOVANNI TRUNCELLITO
L'elaborazione di un formalismo onirico si configura per Giovanni Truncellito nella ricerca di un linguaggio linearmente teso e cromaticamente denso che può collocarsi sotto il segno dell'espressionismo visionario. I temi simbolisti - con ricordi e citazioni di Friedrich, Bocklin, Von Stuck, De Chirico, Savinio - sono rivisitati in una dimensione esaltata, estatica, carica di erotismo e, insieme, di sottile misticismo.La forte spiritualità di cui si nutre questa pittura implode nelle immagini attraverso l'esaltazione del concetto di materia effusa. Questa scelta, primariamente ideologica, comporta una pittoricità di tipo galattico, come da mondi iperurani che riverberino sulle forme oggetive disintegrandole o trascinandole nel loro vortice di scintille e riflessi. Un apparato formale che sembra derivare da una meditazione su Redon o su alcuni surrealisti, mischiando le carte, però, fino all'acquisizione di caratteri figurativi neoindiani. Il rimando al mondo dell'opera implicito nel nome dell'esposizione mi pare comunque risolvibile non tanto in chiave verdiana o addirittura pucciniana, come alcuni titoli dei dipinti sottendono, quanto in sintonia con un wagnerismo soprattutto evidente nella fluidità cosmica e luminosa delle partiture pittoriche e nell'intento sempre presente di approdare ad un infuocato sortilegio
dell'immaginario.
Gabriele Borghini
Cesare Nissirio
Sono particolarmente onorato di presentare l'opera pittorica di Giovanni Truncellito dedicata al mito e al belcanto, due temi che trovano spesso albergo nella storia della letteratura musicale europea.
La mostra, in omaggio a Maria Callas, non vuole essere didascalica ma intende piuttosto evocare il mito nel belcanto attraverso la libera interpretazione, puntando soprattutto su talune suggestioni che dal mondo della letteratura musicale si trasferiscono sulla tela, transitando per i sottili, raffinati
percorsi della creatività dell'artista romano, musicista di formazione oltre che pittore.
Taluni personaggi sono presenti prepotentemente come Medea, Euridice, Orfeo o Norma, resi magistralmente nella sedimentazione di colori aggiunti e sottratti alla tavolozza, trasferiti nelle diverse tonalità da un eccesso all'altro, infiniti, accesi, impetuosi, travagliati. Anche "gli assenti" sembrano aleggiare nei dipinti di Truncellito, poiché la sua ispirazione non intende placarsi in un episodio ma spazia in una sorta di Olimpo in cui da un attimo all'altro la scena può cambiare, come in teatro. L'esito finale è infatti spettacolare, straordinario, di fuoco. La passione è accesa oltre i confini della tela. I colori sono gli stessi delle tinteggiature della lirica. Le stesse passioni, gli stessi tumulti. Il rosso, il giallo, il turchese fanno impennare l'emozione, Le figure gareggiano con gli spazi cromatici, li contrastano maestose, ieratiche o carnali. Creature opalescenti, fluttuanti in cieli dai colori apocalittici ed esasperati si oppongono dialetticamente ad una natura dalle architetture mai placate, dalle quali emerge prepotente il Belcanto sotto le spoglie attraenti del mito, un giovane radioso e bello su un cavallo in volo che lascia alle spalle il tempio per raggiungere i Campi Elisi. Canto e incanto, questa la pittura di Giovanni Truncellito, un'arte che rimanda al profondo, al "altro", una composizione di diversi linguaggi in uno. Le forme dell'inconscio affiorano, si colorano e divengono incantamento.
Cesare Nissirio - Presidente di Athena Parthenos
Duccio Trombadori
Il centro della composizione è sempre un occhio, avido nel suo moto circolare e attento a catturare ogni corrispondenza di senso cromatico e formale. E l'occhio, come diadema, o come sole infuocato, o come bulbo di un drappeggio appena scosso da un passaggio d'aria, ritorna a circoscrivere formalmente le immagini che Giovanni Truncellito ci consegna dipinte ma non composte in una
distaccata visione. Questi suoi prodotti della fantasia sembrano un residuo di esperienza, il resoconto di un personale viaggio agli inferi eseguito con il pathos un po' trafelato di chi ancora è sotto l'effetto di un accaduto. Infatti, Truncellito mescola la sua sapienza figurativa per allestire un teatro in cui non giocano parvenze di una mitologia vagamente allusiva e salottiera. Il tratto volutamente elegante non lo interessa tanto quanto l'urgenza di esprimere un modo di sentire e di guardare. Una simile energia motiva la visione e spinge l'autore ad una narrazione esistenzialmente condivisa, in cui la fanno da padroni i sensi, e lo inducono ai limiti di domande imperiose tanto radicali quanto senza risposta. In questi quadri c'è la eco di una decadenza ripercorsa con i modi di chi conosce il trucco neopagano della sontuosità esibita ed evocata. E si va oltre, per ottenere dall'immagine un effetto spaesante, lontano dal puro compiacimento edonistico. Accade così che un disegno di grazia preraffaellita possa incontrare i passaggi di colore diretto e acceso, tanto lontani dalla analitica sentimentale e più vicini al favolismo turbato di un surrealismo alla Savinio o alle mescolanze di genere che solo una sensibilità educata alla maniera postmoderna è capace di esprimere. In questo senso, l'arabesco di fondali imprecisati e abbaglianti di luce cosmica, dove cielo e terra si mescolano in un'inedita spazialità, fascia con evidente contrasto l'emergere di corpi umani sospesi e al tempo stesso nettamente differenziati: donne con fare di matrone, Demetre ritagliate sull'abbondanza dei loro seni e corpi maschili vaganti, perduti nel mistero di una mortale avventura che illustra un ciclo iniziatico. Truncellito è un pittore di temperamento romantico.
Egli fa prevalere il sentimento sulla forma e per questo i suoi rossi, i suoi gialli e i suoi blu non circoscrivono i loro raggio di influenza entro un ambito di gusto decorativo. Emergono invece certe ondulazioni
ricorrenti nella composizione, che non dimentica mai il moto circolare dell'occhio ed esprime la fissità di uno sguardo, la enunciata parabola di un corpo, la minerale potenza di una figura umana esalata in simbolo. In tutta evidenza la pittura qui diventa quasi un pretesto, o meglio la ancella di un regno dei misteri tutto da scoprire. Il tratto pompeiano di certe figure, così parietali nella loro disposizione aerea - come l'Orfeo, o l'Algida Voce o l'Idillio ci conduce alla prima in un'atmosfera cromatica che non ammette corrispondenze o analogie. Siamo isolati in uno scenario muto in cui la vita sembra riprodurre il suo dramma come in uno specchio: la dialettica dei sessi e la loro metamorfosi si esibisce in figure di una giovinezza senza età, attraverso paesaggi oltremondani, in cui Ganimede e Giove in forma di Aquila ripetono nel motivo della spirale quel principio circolare dello sguardo che individua la posizione formale ed espressiva di Truncellito. Ma ciò che in fondo produce una particolare meraviglia è l'effetto di un ambiente in cui ogni risonanza acustica è improvvisamente scomparsa: lo scenario è muto, eppure vi si svolgono drammi, in una atmosfera di cataclisma, in luoghi siderali dove è difficile distinguere tra la mano di Dio e quella del Diavolo. Questo espressionismo della figurazione che soffoca il grido nel momento stesso in cui lo enuncia, è un tratto stilistico ben delineato che avvalora l'omaggio al "bel canto" tradotto da Truncellito in favola di linee e colori. La pittura può imitare la musica solo nella totale compressione del suono. La sua liricità consiste nella creazione di un luogo visivo sottratto ad ogni
sconfinamento di espressione, dove restano sovrane le immagini ben aldilà di ogni cedimento al "naturale". Nelle forme noi percepiamo tutte le necessarie corrispondenze e atonie che risuonano interiormente in musiche mentali. Molto importante per Truncellito è il colore rosso: colore imperioso, difficilissimo da modellare, colore della vita che si perde per eccesso e che conduce gli umani oltre la misura loro consentita dal divino. Il rosso compare come brace di un invaso cosmico in forma enigmatica, oppure veste la sagoma di Medea senza volto, in
atto di lugubre strazio vitale, e ancora riempie una figura lavica di cipresso sorta da un incandescente fondale da cui spicca il volo desiderante del Dio rapitore, dal piumaggio di cobalto. E ancora sono rossi i diademi, i panneggi che accompagnano la positura di figure archetipiche, di originarie "regge" dove si celebrano ritualità inespresse, e si esalta l'atmosfera di attesa, la sensazione di un imminente accadere, il principio di un dramma senza fine. Il motivo del sole, dell'occhio, della spirale concentrica e includente dello
sguardo si risolve poi in un trionfo del colore rosso al cospetto del quadro "dolce e calmo" in cui la composta positura di una donna sostiene una metamorfosi di forme, aria, terra e cielo pronti a dissolvere una figura d'uomo nel loro cangiante elemento. Qui, forse, si esprime al meglio quella intenzione stilistica che intende rappresentare il dramma silenzioso della vita, ciò che la parola, e dunque il suono, enuncia solo in parte. Il pittore Truncellito
rende omaggio sicuramente al "mito" e al "bel canto" con il valore aggiunto di un'immagine che non si limita ad illustrare o ad alludere, ma entra nel vivo della creazione traendo forma dalle linee e dal colore. In questo senso il repertorio scenografico cui Truncellito si richiama, è quasi un freno o un limite all'esuberanza della sua intenzione espressiva. I corpi architettonici, le figure umane, le parabole apocalittiche finiscono per misurare il passo ad un estro visivo che punta ad esuberare nella informalità poetica, al limite
autodistruttiva, il mistero, cui il pittore dedica il tempio votivo della sua espressività è forse contenuto in quell'indistinto e caotico splendore su cui piange il destino dell'uomo quando dal magma prova ad emergere nella sua precaria identità. E la tragedia di Medea, che paga con dolore sommo il prezzo di essere divenuta troppo umana; e la tragedia dell'amore, dove l'uomo e la donna scontano l'impossibilità di una loro autentica ricomposizione. Maria
Callas affidava al suono della voce il potere rammemorante di un'eco vicinissima al dramma segreto della esistenza. E Truncellito con il suo spettacolo dipinto e insonorizzato, ha raffigurato quel canto oltremondano provando ad immaginare il luogo da cui esso ha tratto origine. Questa difficile impresa attrae più di ogni altra un temperamento artistico, perchè è rischiosa e, in un certo senso,
tremenda. Proprio come voleva il poeta Rilke che definiva "tremendo" il principio di tutto ciò che è, o riguarda, il "bello".
Duccio Trombadori
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