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Giuseppina Gravina nasce nel 1958 a Taranto.
Dopo gli studi umanistici, frequenta un Corso di pittura su vetro e fa propria la tecnica del decoro su vetro.
Le si apre così un mondo di “magiche rifrazioni” così come denomina il suo sito Internet www.magicherifrazioni.it
Partecipa a numerose collettive con successo di critica e di pubblico e riceve numerosi riconoscimenti.
Fa parte della selezione finale del Concorso indetto dalla Marina Militare “Pittori di Marina 2002” a Venezia con la lastra “Orsa Maggiore” dedicata alla bellissima vela da
regata (opera in catalogo).
Riceve un premio speciale al Concorso di Poesia e Pittura 2002 a Lecce con “Ventaglio di Fiori” e si classifica al I° posto al Concorso MOICARTE 2002 Taranto.
Alcune lastre hanno fatto parte di una collettiva in Grecia.
LE MAGICHE RIFRAZIONI DI GIUSEPPINA GRAVINA
a cura di Gianni Latronico
Se la bellezza è negli occhi di chi guarda, Giuseppina Gravina ha uno sguardo creativo, che trasforma la cruda realtà in magiche rifrazioni.
Vetri cattedrale, Tiffany, a mosaico, formano le sue sculture-installazioni di ombrelli cinesi, damigiane nostrane e boccioni esotici.
La nascita del primo uomo, tra schegge di luce, lo schioccare del primo bacio, tra fiamme d’oro, lo splendore del primo giorno, tra quattro amici al bar, sono scene indimenticabili, presentate in una maniera del tutto personale.
La vibrazione del colore, la magia del segno, la rivisitazione della forma si rifrangono in risonanze interiori e si esprimono in sensazioni visive.
Ogni livello di costruzione dello spazio funge da sfondo, per un nuovo elemento, dando l’impressione di pesci volanti, alghe nuotanti riverberi affioranti.
Varie raffigurazioni del monello di Charlot fanno riflettere sulle stridenti contraddizioni dei vili tempi moderni, nelle attuali catene di montaggio.
La ricchezza dei materiali, la sperimentazione degli stili, la capacità di Giuseppina Gravina nel rendere poetici i vetri più disparati, ne fanno un’artista a tutto tondo.
Trasferendo frammenti di quotidianità nella sfera superiore dell’arte, lei riesce a tenere il tutto sospeso tra materia e spirito, figurazione ed astrazione, realtà e fantasia.
Nella sua singolare sculto-pittura c’è la sintesi delle precedenti correnti artistiche ed il prodromo di nuove fantasie poetiche.
La sua fertile immaginazione palpita nei globuli rossi dei suoi squillanti pigmenti, forieri di un nuovo corso esplosivo e sublime.
Riflessi di luce diafana, rifrazioni di colore trasparente, riverberi di masse erranti avvolgono l’intrico di segni, in corsa verso la forma.
L’idea in nuce di Giuseppina Gravina si sviluppa sul fragile ordito, affrontando gli ostacoli dei supporti e la distanza delle pause, per poi superarli egregiamente.
La sensazione visiva qui cede il posto alla percezione soggettiva della sua coscienza, in perenne movimento.
La messa a fuoco della composizione trasmette la forza rigogliosa di madre natura ed il talento innato della sua anima bella.
Varie figure di fauna e flora si moltiplicano attraverso un gioco chiaroscurale, di vetri bianchi o colorati: veri e propri specchi, che frazionano l’ambiente in mille sfaccettature.
La superficie specchiante si aggiunge alla luce interiore, per rivelare ciò che l’immagine da sola non potrebbe mai trasmettere.
Nelle opere di Giuseppina Gravina, stili diversi si alternano a varie tecniche, ma in tutti aleggia la dolce musica di una melodia nascosta e l’afflato poetico della sua inconfondibile mano.
Gianni Latronico
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