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MANUEL RICCARDI |
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Descrivere l’arte di Manuel per me è come fare un salto indietro nel tempo di dieci anni. Era l’inizio degli anni ’90 e nello squallore culturale che si muoveva intorno a noi, allora neanche ventenni, non poteva non nascere qualcosa di buono, di diverso rispetto ai soliti cliché imposti da un certo tipo di sistema. Conservo ancora nei vecchi diari scolastici alcuni schizzi che mi aveva fatto in attimi di noia oppure di estrema euforia, forse artificiali, ma ancora adesso per me difficili da dimenticare. Già si vedeva lo spirito metafisico con cui voleva interpretare la vita. E la fantasia, qualità di pochi, con cui lui condiva tutti gli attimi della giornata, da quando acconciava i capelli ad un’anziana pensionata fino a quando s’infilava in discorsi esistenziali di difficile lettura, magari alle 5 del mattino, con gli occhi pesti e la testa che ronzava. Manuel si capiva che era diverso da noi, forse aveva quel qualcosa in più che è riuscito a tirar fuori con varie forme espressive. Adesso sono qui a parlare dei suoi quadri, o almeno a tentare di farlo. Ma non si può escludere che tra qualche anno non avrà scelto un’altra forma artistica per dire ciò che ha dentro. Magari sarà un attore, oppure uno scrittore. E, in realtà, lui lo è già ora, e sa di esserlo. Senza falsa modestia. Tornando al sodo, posso dire di aver visto crescere Manuel e la sua arte. È stato capace di tirare fuori l’essenza dalle varie esperienze. E poi ha mescolato tutto insieme, come in un frullatore. I suoi disegni sono un viaggio, non solo culturale, che parte dalla Valle d’Aosta e arriva fino in Indonesia, toccando varie località ma soprattutto tante storie di vita. E allora i folletti hanno un loro significato, come le fate, gli occhi, i funghetti e l’accostamento dei colori. Il risultato finale, almeno per me, è sovente di difficile interpretazione, ma lui dà sempre un senso alle sue opere, è capace di illustrarle facendomi scoprire lati nascosti, oscuri. Alla fine rimango senza parole, quasi ammaliato, ma non perché mi trovo di fronte a un quadro stilisticamente perfetto. Piuttosto mi colpisce la lucidità con cui descrive il suo lavoro, lo commenta, gli trova un senso logico oppure costruisce una storia che vive dentro un metro quadrato di tela. La vita ci ha allontanato, almeno per il momento. Lui, nel Monferrato(*) con i suoi cani, gli amici (io sono sempre stato convinto che i veri amici si contano sulle dita di una mano, lui dovrebbe avere almeno dieci braccia), io da un’altra parte. Ma non per questo non conservo nel mio cuore uno spazio speciale per lui, per quello che mi ha insegnato. E una grande invidia per l’equilibrio che ha raggiunto. E, almeno questo, traspare chiaramente dai suoi quadri. Nel centro rispetto ad ogni cosa " il colore", spirituale raccoglimento del "tutto" che restituisce allo spettatore due spazi: frantumi di temi celestiali ed intorno selvaggia fantasia , l'esatta simmetria piegando il foglio in due parti. Ci avviciniamo respirando ed incrociando gli occhi per riavere a fuoco l'immagine e scorgiamo motivi ripetersi quasi in penombra e sottoforma di orme calpestare l'alchimia dell'artista. Nella mia lunga carriera di Critico e di esperto di Arte
raramente ho incontrato espressioni artistiche, come le Sue che sono un tripudio di colori, concetti che sono colori e viceversa, di luce e di vitalità pregna di reconditi significati. In particolare mi è molto piaciuta "La fede": il fantasmagorigo ,l'onirico, il fabuloso si intrecciano in un costante |
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Donna Dualità |
Il Bosco Stregato |
Nascita emotiva |
Piacere Mentale |
| Manuel Riccardi | |
| Indirizzo: Savin 8 11010
Gignod Aosta Tel. 3383398318 |
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