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Onofrio
Chieco è nato a Matera nel 1947.
Inizia giovanissimo a lavorare come libero professionista.
Da sempre appassionato d'arte ha assimilato dai grandi del passato e l'arte contemporanea agiscono come lievito
nel suo animo contribuendo a completare la ricerca in immagini legate al naturalismo e da sequenze di sensazioni che
attestano il valore del colore estremamente meditato da indagine espressiva.
Il suo dipingere si avvicina ai confini della forma per entrare nello spazio
dell'mmaginazione.
Molti sono i premi e riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni, di seguito
solo i primi premi ottenuti nelle città di:
Venezia, Pistoia, Carrù, Castelbianco, Sarzana, Saluzzo, Salsomaggiore, Cervo, Albenga, Nizza, Pantasina, IMPERIA,
Pollenzo, Roddino, Fravria, Mapello, S:Remo, Alassio,Genova, Avvigliana, Carignano, Orbassano, Brandizzo,
Dogliani, Acceglio, Mombaruzzo, Cassine, Traves, Magheerno, Berzano S.Pietro, Pinerolo, Tortona,
Mastri di Rivarolo, Livorno, Vinovo, Novi Ligure, Cervo, Milano, Livorno, Avigliana, Ovada, ecc....
Hobby: Manipolare e decorare l'argilla con la tecnica del gran
fuoco.
OPERE IN PERMANENZA: Galleria Ghiglieri - Finale Ligure (SV)
Galleria Filanninno - Torino
Galleria Virago s.n.c. - Torino
Galleria Club 41 - Pietrasanta (Lucca)
BIBLIOGRAFIA: G.Barberis, pittori piemontesi del 900, Cuneo 1980,
R.Bignami, Pietre di Ieri, Cuneo 1981,
F.Tralli, Maestri del XX secolo, Firenze 1985,
Il Quadrato, Milano 1982,
segnalato dal Comanducci.
PRESENZE IN MOSTRE E COLLETTIVE:
ITALIA: Venezia, S.Marino, Genova, San Remo, Firenze, Matera, Torino, Milano, Bari, Roma, Mondovì.
FRANCIA: Pougett Ville, Nizza. RECENSIONI: IL NEO – FUTURISMO DI ONOFRIO CHIECO
Rarefazioni spirituali, astrazioni involontarie, velature trasparenti creano il senso della luce diafana, nella quarta dimensione di opere singolari ed eccellenti, in ceramica e su tela, con materiali di spessore interiore.
Onofrio Chieco passa dai pigmenti all’argilla, dalla lavorazione all’installazione, dalla pittura alla scultura, senza disposizioni in alto loco, ma seguendo i flussi e riflussi della sua fervida, fantasiosa, effervescente coscienza.
Il suo stile cangiante, in continua evoluzione, è passato dal primitivo arcaico alla
sperimentazione dei Nabis ed all’esuberanza fauve, per giungere alla fase attuale, tra metafisico e neo-futurismo, attestandosi su pochi, selezionati soggetti.
L’ascendente parabola artistica, culminante nella sua lunga, duplice ricerca, consiste nell’accentuare, in immediatezza e spontaneità, la sua tavolozza e nel raffinare sempre più il suo timbro cromatico bivalente, in una ritmica spazialità.
Nella sua opera, tutto sembrerebbe farsi astrazione pura; ma dalla superficie affiorano a sorpresa concreti riferimenti reali, lontani ricordi ed esperienze vissute, andando in giro per il mondo, come un cavaliere errante o un suonatore ambulante.
Egli trova in sé la forza e l’estro, per trasportare su tela o su caolino, in dipinti o ceramiche, espressioni vitali, potenti emozioni, sublimi visioni, osservate dall’esterno o dall’interno, calate dentro di sé e dissolte in immagini fiabesche.
La sua arte, a tutto campo, spazia dai castelli turriti agli svettanti campanili, dai musici erranti alla gente di borgata, dai fiori di prato a quelli di serra, in interni sfarzosi o alle sagre paesane, sia a Matera, che a Mondovì ed altrove.
La città d’origine ed il paese d’adozione sono per lui fonte di inesauribile ispirazione, per la cocente nostalgia del luogo natio e per il fedele attaccamento all’ambiente, dove crescono i suoi pensieri, i suoi cari e le sue opere immortali.
Il neo - futurismo di Onofrio Chieco non si rifà alla rivoluzione industriale, alla esaltazione della meccanica, ai tempi moderni, bensì ai colori tenui, alle costruzioni dinamiche ed al suo interiore, particolare, intimista sentire.
L’essenza, la sostanza, il nocciolo del tutto sono al centro delle sue molteplici composizioni, che superano la materia prima, per esprimere il tormento spirituale, insito in ogni elemento terreno, in ogni essere umano ed in ogni creatura vivente.
Mentre gli altri lavorano per vivere, per mestiere, a scopo di lucro; lui si dedica alla pittura, alla ceramica, alla scultura, per hobby ed è felice, solo quando riesce a regalare un sorriso, a costo del sacrificio della sua stessa vita errabonda.
Gianni Latronico
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