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Salvatore
Dado è nato a Mazara Del Vallo il 24 novembre 1967.
Dipinge dall' età di 18 anni, esponendo prima in Sicilia, poi un pò in tutta l'Italia e dal '93 nel mondo.
Tra le nuove leve artistiche siciliane.
Salvatore Dado si distingue per un'attività pittorica originale, apparentemente disimpegnata dalle drammatiche istanze sociali che hanno gravato sulle generazioni postbelliche. L'elemento di rottura concettuale e formale è originato non da disattenzioni alle problematiche esistenziali
contemporanee, ma da una meditata riflessione sul mondo fenomenico, in chiave
trascendentale e metafisica.
Attraverso entità mosse da un'energia vitale e dinamica l'artista opera una ricostruzione simbolica dell'universo sensibile in "Dio e l' uomo" (olio su tela cm 120 x 150 anno 1991 coll. privata), un Demiurgo Pantocrator, privo delle connotazioni tradizionali legate all'inflessibilità del giudizio, ma perfettamente integrato alle sue creature.
Queste, sono tradotte in una caleidoscopica sfaccettatura di forme geometriche vivificate da colori primari e complementari, in una rappresentazione non naive ma assimilata all'esperienza coloristica di Klee, di Itten, di Kupka, o cubo - futurista di Severini del Boulevard, dei geroglifici dinamici e della Danza al Pan Pan de Monico, prima ancora del Fortunato Depero dei Balli plastici e degli Arazzi. I ritmi degli oggetti reali sono spesso pretesti per gli equivalenti astratti ed analogici da essi originati o impressi, prima nella memoria, e poi tradotti dalla sensibilità dell'artista che rivisita quanto cade sotto i propri sensi, con immaginazione a volte ludica.
Questa ricostruzione in progressione dinamica e costante espansione, sfugge, allo stesso modo di una proiezione cartografica, ai limiti imposti dal formato del quadro.
Ideogrammi semantici popolano i mari di vele, le terre di città congestionate da marchingegni e creature in modo perpetuo, prive di tratti fisiognomici perchè parti integranti di un unico organismo vivente, quasi un sistema molecolare o stellare.
Da questi meccanismi si sprigiona, comunque, sufficiente energia vitale per muovere una utopistica Città del sole nella quale l'attimo treanseunte del quotidiano si trasforma, nella continuità dello spazio e del tempo, in ciclo di eterno divenire.
Anna Barricelli Libero docente in storia dell'arte moderna ordinario di storia dell'arte all' Accademia di belle arti di Roma. Aprile 1994 Salvatore Dado tra primitivo ed astrattismo.
Di Bruno Pollacci
Alla fine del secolo artisticamente più rivoluzionario e ricco di intuizioni, sembra quasi impossibile, per chi, come noi, opera in "prima linea", riuscire ancora a proporre opere d'arte capaci di pur minime originalità espressive.
Riuscire ancora oggi a comunicare ciò che abbiamo da comunicare attraverso un linguaggio che non sia "stanco", scontato.
Già l'operazione di "guardarsi dentro", "scoprirsi", "cercarsi" anche là dove a volte è difficile farlo, è ardua, specialmente in un contesto sociale come quello quotidiano, che ci permette poche "oasi" di pensiero, di riflessione; ma sembra invece obbligarci a vivere per lavorare, a ritmi incessanti, lasciandoci solo lo spazio per pochi altri "movimenti" che sono ben lontani dalla riflessione e da un approccio più spirituale con noi stessi.
Si dice che siamo proiettati verso il futuro e poi ci sorprendiamo a "cullarci" nel passato.
Videocamere, videoregistratori, stereo, telefonini, computers, fax e chi più ne ha più ne metta; ma in qualche momento di silenzio, in qualche raro momento d'intimità, ci piace "perderci" nei ricordi d'infanzia; nei bagni al fiume o al mare, nelle corse tra i campi, le arrampicate sugli alberi e le pigne d'uva rubate al contadino, le partite a pallone anche nei minimi spazi di un marciapiede e le prime corse in bicicletta.
Nella pittura di Salvatore Dado sembra essere vivo un simile confronto, forse, meglio dire "dialogo, tra quell'astrazione geometrica e sintetica della quotidianità, razionale e irrazionale al tempo stesso, e quel mondo socializzante e un pò confusionario e rumoroso dell' infanzia pullulante di elementi segnici antropomorfi, a volte ordinati, a volte traballanti ed imprevedibili nello svolgersi della loro "convivenza ".
C'è un velo di malinconia nei lavori di Dado, o forse è solo pudore dei propri intimi sentimenti, quasi celati, fatti emergere solo in parte.
Certo è che Dado si sta "cercando", e la sua piena sintonia tra un' artista e la sua arte è legata proprio al grado di "trasparenza" che lo stesso artista riesce a stabilire con il proprio "io".
Spesso cerchiamo "punti di riferimento", temporanei "appoggi", per verificare le nostre ricerche interiori, ed a questo proposito credo che per Dado sia o sia stato importante Paul Klee, che seppe magistralmente coniugare l'inconscio infantile e la razionalità della ricerca contemporanea.
Una scommessa, quindi, l'arte di Dado, che sembra ripetersi fatalmente, e per vincere la quale, metterà il nostro giovane artista a dura prova, quella dell' uomo contemporaneo, che deve lottare più che in passato per ritrovare se stesso. Angelo Calabrese
"bisogna conoscere quest'artista per rendersi conto di come l'arte riveli l'uomo: sensibilissimo, tutto stupore e percezione, sempre pronto ad accogliere in sintonia le esperienze esterne o a negare ogni ricettività, anzi ad 'astrarsi' in una azione eliminativa della comunicazione non voluta...i toni sono quelli pastellosi, delicati, addirittura volutamente acerbi del giallo, del verde, dell'azzurro, del rosato, che si mescolano e variano alludendo ai colori primari nei quali non si potrebbe trovare una più inconscia sospensione estatica"
Gaetano Bongiovanni
"tra le presenze più innovative nell'ambito artistico contemporaneo, da qualche anno emerge un giovane artista marsalese (ma nato a Mazara del Vallo), Salvatore Dado, che si caratterizza subito per il linguaggio estremamente stilizzato e per una ricerca che esula dai canoni tradizionali del fare pittura"
Salvatore Russo
"artista di grande talento, sicuramente si colloca tra i più rappresentativi del nostro tempo. Il suo discorso artistico ruota sul colore, a volte evanescente, a volte silenzioso ma sempre prepotente come si addice ai grandi"
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