|
Sandro
Marasco nasce nella provincia di Lecce nel 1973.
Dopo aver frequentato l’Istituto statale d’Arte di Parabita (Lecce) si diploma in pittura all’accademia delle belle arti di Urbino
(Ps).
Principali mostre:
1999-2000: - Artistika - Salone internazionale dei beni culturali, Galatina (Lecce)
2000: - Blu festa - Collettiva, rampa di F.di G. Martini, Urbino (PU)
2001: - Geni - Collettiva, Centro Arte Kairos, Livorno
2002: - Opera buona - Chiostri benedettini di S. Pietro. Reggio Emilia
2002: - Ri-visitazioni Urbane - Personale, Sala del Trono, Palazzo Ducale, Presicce (Lecce)
2003: -Sospensioni- Personale, RaggioVerde, Lecce
Critica:
E' un po' come avvicinarsi ad una finestra.
Alitare sul vetro.
Disegnare col dito.
Oppure è come entrare nel bar al centro della piazza.
Il 25 gennaio di un anno imprecisato.
Alle 11 di sera.
Più semplicemente, forse, trovarsi di fronte ad un quadro di Marasco è come assistere alla nascita di una nuova luce, pallida, diafana, trenta candele nel buio, ognuna con una propria storia.
Dunque....
E' quella pittura che pensavamo ormai non esistesse più, perché assenti gli artisti in grado di crearla, muti all'appello, e - si sa - alla fin fine sembra che per il pubblico un quadro valga l'altro.
No. Marasco risponde. C'è ancora qualcuno, signori - e rallegriamocene - che quando si dice "dipingere" (e lo si dice sul serio) esce allo scoperto, si mette in gioco, reagisce.
La pittura che si confronta con la realtà, mettendone in discussione gli aspetti e le apparenze, l'arte che ruba l'essenza - certo - esiste ancora.
Guardate Marasco.
Se ne sta lì, sospeso tra l'olio e la china, tra i macchiaioli e il fumetto, e dipinge le strade, i palazzi, i lampioni di posti lontani anni luce dal nostro "dietro l'angolo", luoghi che non vedremo mai ma abbiamo tutti dentro gli occhi.
Non il luogo, la sua essenza.
Motto, aforisma, parola d'ordine, necessità e bisogno impellente di ogni artista. Senza questa regola, divina e terrena al tempo stesso, le gallerie esporrebbero tappezzeria...
La luce...
Da studiare con attenzione, in Marasco.
Protagonista, ma mai invadente, come intravista, come sfuggita dal pennello (per es. "Notturno con treno"), la luminescenza di Marasco accende il dipinto oppure, appunto, ne accende l'essenza.
E ci prende in giro, il pittore. Ci inganna e fregia le proprie opere di una definizione inesatta: sorridete... Le chiama "Notturni". Probabilmente nell'accezione Hoffmaniana del termine, se è vero che la parola ha qui una funzione aggettivale, qualificativa.
"Notturno" nella pittura di Marasco non vuol dire "notte"; notturno vuol dire quelle luci che alitano nel buio, quelle finestre che vivificano palazzi. E treni, strade, porti, case.
Pittore che viene dove la vita passa.
E resta un dubbio dinanzi al quadro: questa luce, questo fioco pulsare, è speranza o consapevolezza di un triste destino? E' luce che comincia ad affiorare dal buio, o è buio che, minuto per minuto, inghiotte tutto, anche i chiarori ultimi?
Due dimensioni, un solo strato bivalente, scene sovrapposte su fogli lucidi... A voi, astanti, la risposta.
Ri-visitazioni urbane: come dire le ombre dell' "Attico" o la vena tranquillamente malinconica di "Porto".
Qui, signori, la vita è già passata, è già stata, il pittore è colui che ne percorre a ritroso il tragitto, ne conta le orme, ne fa suo il ricordo, lo conserva.
La solitudine non è il banale bisogno viscerale (o ancestrale) dell'artista, l'origine o scusa da cui l'opera d'arte prende vita.
Anzi: il pittore deve essere solo. Per assolvere la sua funzione primaria e basilare; il ritorno nei luoghi già vissuti da altri. Il recupero sottile e metodico di ciò che occhi altrui non hanno visto. Dettagli, particolari, persi nel buio, confusi nella pallida luce...
Persi, sì... confusi... come gli uomini.
E ogni "Notturno" Maraschiano, adesso, si schiarisce. Il rapporto uomo-infinito è tutto qui, in una pittura di mano leggera e decisa.
Noi, sì, noi tutti: stiamo affiorando dal buio o annegando lentamente al suo interno?
In quale dei due limbi stiamo sprofondando?
Qui, infine l'attualità di Marasco. Il dramma dell'essere uomo oggi, in questo tempo.
Dubbi che rendono questo giovane pittore già maturo, già avvezzo alle strade dei colori, laddove "colore" altro non è che il rapido passaggio di un attimo o di un'epoca.
Ma la dicotomia uomo-artista a volte non regge, si confonde. E il colore resta suo malgrado prigioniero dell'idea umana. "18" ne è un esempio concreto. Però non troverete in Marasco rabbia sociale, né il dolore riflesso in una pennellata alla Munch.
Marasco non "grida". Anche quando l'artista accetta di incontrare l'uomo, anche quando, per gioco o per forza, la vita sta ancora passando e non sarebbe ancora il momento... Il pennello fruga tra i dettagli. E l'angoscia e l'attesa dei personaggi, più che in quelle mani tra le mani, più che nella lontana espressione del viso, la si ricava dall' "Hoffmaniano" gioco di ombre e luci che danza sullo scalone.
E' un atteggiamento notevole, a tratti anacronistico. Nell'era dell'immagine, dei grandi e così piccoli fratelli, in un tempo in cui si ripete fino alla noia la tragedia dell'apparire che sovrasta l'essere, c'è ancora qualcuno in grado di trasmettere idee da dietro le quinte, nascondendo se stesso e i suoi personaggi... dando la precedenza ai luoghi, agli ambienti.
Controcorrente. Ma con eleganza, misura, senza rumore, Marasco ha una pittura silenziosa, discreta. C'è solo il suono della pioggia sull'asfalto, il rombo di un motore lontano, un soffio di vento, i passi di una donna nel portone... magari la musica di un sax in sottofondo.
E' la creazione.
Maestosa, divina, sublime, eppure così ridicolmente semplice...
E' l'arte inimitabile e straordinaria del bambino davanti alla finestra.
Alita sul vetro.
E dipinge col dito.
I suoi sogni.
Thomas Pistoia
Quotidiano di Lecce, giovedì 1 maggio 2003
Raggio Verde
Marasco Presenta le “Sospensioni”
Oggi alle ore 19.30 presso la sede del Raggio Verde, in via D’Aragona a Lecce verrà inaugurata la personale di pittura di Sandro Marasco intitolata “Sospensioni”.
Sandro Marasco è l’artista del mese in “artegiovane”, la rivista on-line rintracciabile al sito www.artegiovane.it .
Marasco, al cui opera è in parte ispirata dalla letteratura, è approdato all’attuale espressione artistica dopo un lungo percorso: ed ecco quindi -Le immagini urbane o rurali, quasi sempre deserte, immerse in un silenzio angosciante nelle quali, l’uomo, proprio nel suo non esser presente, diventa invece protagonista -.
Lecce Sera, lunedì 5 - martedì 6 maggio, 2003
Sospensioni. Tra visioni e realtà.
Si potrà visitare fino al 15 maggio la personale di pittura di Sandro Marasco allestita al Raggio Verde.
“Sospensioni” un titolo emblematico quello scelto da Sandro Marasco per la sua personale di pittura. Dipinti ad olio e grafiche che cercano di raccontare una realtà, una città sempre più estranea. Grandi metropoli avvolte in luci diafane, raffigurate nel dinamismo di momenti paradossalmente cristallizzati. Sospensioni. Tutto è in movimento eppure è fermo. In attesa che, magari, le prime luci del mattino possano diradare il buio, quel buio che sembra avvolgere tutto e nascondere, nei contorni e nei profili, immagini di un vissuto che stenta a rivelarsi. E le luci che illuminano le persiane mezze socchiuse di questi enormi palazzi, tanto simili ai quartieri dormitorio, sono il segnale inconfondibile della presenza dell’uomo. Un uomo che è il filo della narrazione pittorica anche quando non è presente nel dipinto. La figurazione delle sue costruzioni, del resto, parla continuamente di lui.
Anche il silenzio che sovrasta la pittura di Marasco è carico di parole, di significati. Non è forse proprio l’uomo a costruire le sue città, sempre più trappole? Grattaceli che si innalzano nell’illusoria idea di voler toccare l’azzurro, architetture che si proiettano verso l’infinito: ma quanta solitudine dietro i vetri e sotto i tetti. E quanta solitudine rivelano i volti, uomini dai lineamenti indecifrabili che sembrano scorrere veloci come le immagini dietro un finestrino di un treno.
Colpisce l’immobilità con la quale Marasco riesce anche nell’idea del movimento a calare le sue creature. Che siano palazzi, cantieri, gru in costruzione o semplicemente uomini che attraversano una strada. Colpisce l’uso sapiente delle luci, l’atmosfera surreale entro la quale prendono vita sulla tela periferie metropolitane, una cabina, una baracca: particolari e dettagli che spesso sfuggono agli occhi distratti degli uomini sempre in corsa.
Ecco un’altra domanda, che l’artista, probabilmente, pone a se stesso e fa chiedere anche agli altri, dove è che andiamo poi? Giorno dopo giorno, ognuno spende la propria vita, e spesso, più rinunciando che vivendo. Pennellate decise riducono gli uomini ad ombre e in esse si può leggere tutta l’angoscia e la difficoltà di vivere il proprio tempo. Un tempo che sfugge inesorabile, che come le ombre lascia qualcosa di indecifrabile dietro di sé. Sospensioni appunto. Concetti che si fa fatica ad esprimere. Parole che si stentano a pronunciare. Sospensioni temporali, di materie e di forme , in attesa di divenire. Sospensioni di stati d’animo che lasciano però filtrare, tutt’altro che sospese, le emozioni.
Nato a Tricase, Sandro Marasco si è diplomato all’Accademia di Belle Arti di Urbino. Attualmente vive e lavora a Presicce.
Sospensioni
La spinta dell’iper-realismo oggettivo nelle opere di Sandro Marasco
Di Stefano Donno
Sospensioni è il titolo della personale di pittura di Sandro Marasco, che si è tenuta nelle sale espositive dell’Associazione socio artistico culturale Raggio Verde di Lecce, in via F. D’Aragona, dal 1 al 15 maggio 2003. Sulla scia di giovani talenti dell’arte contemporanea italiana come Pintaldi e De Grandi, le opere di Marasco offrono un ulteriore pixel all’universo a poligoni cromati dell’arte di oggi, in cui ci troviamo a vivere. Vicino all’iper-realismo oggettivo dell’artista milanese Dante Sambuchi, che tre anni fa espose le sue opere ( con tanto di catalogo della prestigiosa casa editrice d’arte Electa) presso la Galleria Maccagnani di Lecce, e passato inosservato dalla stampa locale, Marasco ci da l’esatta valenza nella sua produzione estetica di quello che oggi vuol dire vivere iconograficamente la dimensione post-urbana, con tutte le sue ansie e le sue patologie da stress. Non si vuol certo in questa sede far uscire la solita banalità del non avere tempo più tempo per sé e per gli altri, di essere fagocitati dalla morbosa cinetica del tempo, che tende sempre di più a sfumare i suoi contorni spaziali e formali…
Nulla di tutto questo! C’è un preciso intento nelle opere di quest’artista, di zoommare su particolari della quotidianità che costruiscono una metafisica dello spaesamento e della solitudine.
L’interno di un tram o di un pullman non ci può permettere, questa una probabile tesi di Marasco, di possedere una visione chiara di individui, di chi momentaneamente ci è accanto, ciascuno con le sue proprie vicissitudini, le proprie angosce, che attraversano la consueta quotidianità. Ci sfuggono i visi e i loro contorni si dissolvono in una anonimia oscura e profondissima. I soggetti privilegiati di Sandro Marasco fanno parte di un mondo non solo di archeologia trans-industriale e urbana, di primi piani su una ruota d’auto e i suoi bulloni, ma anche di movimenti cromatici bellissimi di luci di auto viste da una certa latitudine, che creano una mappatura genetica del traffico di fuoco porta…Non si poteva trovare un termine più incisivo per questa mostra…Sospensioni! La pausa, l’attesa, la sospensione per l’appunto, sembrano essere per quest’artista delle categorie di vita, che sono scomparse dal mondo in cui nasce il nostro daisen! Se l’essere del mondo non sempre è piacevole, questa ricerca sull’utopia della sospensione voluta da Marasco, potrà costruire una sua visione del mondo da esportare nelle più prestigiose realtà espositive italiane e non!
|