Silvano Bulgari nasce a Milano da famiglia Milanese, apprende dal padre Giorgio la passione
per l'oreficeria e l'arte in generale, unico tra i figli a seguire la personalità del padre
inventa e modella personalmente ogni pezzo utilizzando dall'oro al ferro, dal vetro al
diamante, accostando le pietre preziose con la sensibilità di un pittore.
Dal 1978 Silvano Bulgari impone il marchio 'Artefice' e inizia la sua crescita artistica,
anche a livello internazionale, sia nel campo del gioiello che della scultura, creando
esclusivamente pezzi unici mediante la tecnica della cera persa, rifacendosi alla
tradizione di Benvenuto Cellini, che il maestro studia approfonditamente e dal quale
apprende, con infinito amore, i difficili virtuosismi.
Con la sua notevole presenza in Italia, Stati Uniti, Germania, Medio Oriente, Silvano
Bulgari si propone esclusivamente ad una clientela selezionata che riceve nel suo Atelier a
Milano.
Con la sua limitata produzione che spazia dai gioielli scultura alle sculture gioiello
realizza anche su commissione, seguendo esclusivamente il proprio istinto artistico che
trae ispirazione dalla realtà oggettiva e fantastica che lo circonda e dalla cultura
antica. Produce manufatti per Esso, Agip, Tamoil, RAS Assicurazioni, Comune di Milano,
Robert F. Kennedy Memorial Center, Gruppo Hesperia, Rodriguez, Caliari Yacht, Mochi
Craft, IES Petroli.
Realizza gioielli e sculture d'epoca per scenografie di film, partecipa a mostre e sfilate,
(Circolo della stampa di Milano, Circolo del Giardino di Milano, Le Palais, di Milano,
Palazzo Marino Milano, Hesperia D'oro di Modena, Lions Club di Milano, Milano le Guglie,
Al 111 di Angioletta Miroglio di Milano, Anlaids di Milano, Hypo Bank di Monaco di
Baviera, Hotel Principe di Savoia di Milano, Hotel Duca di Milano, Hotel Regina Isabella di
Ischia, Hotel Excelsior di Roma, Rotary Club di Milano, Palazzo del Parlamento Europeo
di Strasburgo, Ambasciata Italiana al Mandarin Hotel di Manila, Fondazione di Studi di
Storia dell'Arte Roberto Longhi).
Fa parte degli artisti promossi dalla Fondazione Longhi.
Presta la sua opera alla realizzazione delle collezioni di note case di design e della
gioielleria internazionale ed italiana.
BIBLIOGRAFIA SPECIFICA: S. Bulgari, SILVANOBULGARI , monografia, Milano. 1995.
M.C. Improta, L'ALTRO BULGARI, catalogo della mostra di Firenze, 2001.
Bulgari: le mani, il cuore (di imminente pubblicazione).
Scrivere di me, della mia arte, della mia storia, mi risulta difficile; non ho mai amato
particolarmente scrivere. Fin da bambino, quando volevo esprimere gratitudine e altri
sentimenti, prediligevo comunicare attraverso il dono di oggetti che creavo al momento,
utilizzando tutti i materiali che mi capitava di trovare e che mi ispiravano: meccanismi
rotti, componenti elettrici, corde, fili metallici, legni, viti.
Li assemblavo creando figure verosimili o oggetti da regalare alle persone che mi piacevano
senza una ragione apparente.
Poi verso gli otto, nove anni, per il naturale senso di emulazione che hanno i figli nei
confronti dei genitori, imitavo mio padre Giorgio, abilissimo cesellatore e sbalzatore di
metalli preziosi, adoperando i suoi attrezzi.
Mi impossessavo di bulini, limette, pinzette e quant'altro per modellare quelli che per me
erano già allora, gli oggetti della mia passione: le armi da taglio.
Così costruivo in miniatura, con gli avanzi di metallo che trovavo nel suo laboratorio,
piccole spade, sciabole, pugnali, lance, mettendo molta attenzione nei particolari.
Ricordo che lui, con finta indifferenza, talvolta mi consigliava, mi mostrava come usare al
meglio gli attrezzi; a quel tempo non riuscivo a capire per quale ragione quasi si
nascondesse per vedere come riuscivo a costruire i miei giochi.
Adesso so che rispettava ed amava le prime avvisaglie della passione che sarebbe esplosa in
me più tardi; e sono certo che, anche se avessi rovinato tutti i suoi strumenti di lavoro,
non mi avrebbe rimproverato, ma sarebbe comunque stato felice.
Sicuramente è stato il contatto quotidiano con materiali di pregio, con il suo instancabile
e amorevole metodo di lavorazione, a maturare in me la vocazione per l'arte orafa in
particolare, ma anche per ogni forma di creatività.
Oggi essa fa parte di me stesso, mi è entrata nel sangue: ed è quello che più amo fare
nella vita. Per questo è nato Artefice, nome in cui identifico simbolicamente l'arte, il
mestiere di orafo e la creatività.
Ciò nonostante, cosciente di non poter preventivare quanto creerò in futuro, ho deciso di
fermare il tempo per visualizzare ciò che ho fatto finora.
Amando io stesso le immagini che rappresentano l'opera degli artisti mostrandone l'anima,
ho deciso di rendere pubblico questo sito e un libro, e di dedicarlo a collezionisti,
gioiellieri, antiquari, raffinati conoscitori; lo dedico anche a tutti quelli che, pur non
avendo le possibilità materiali per acquistare qualche mio lavoro prezioso, amano quanto me
vederli riprodotti per poterli apprezzare, criticare, conoscere.
Dal mio lavoro ho avuto ed ho tuttora grandi ansie non traducibili con le parole: non è
possibile spiegare quello che si prova quotidianamente lottando per ottenere la
ricercatezza e la perfezione, non raggiungibili in questo campo. Dal mio lavoro ho avuto ed
ho tuttora grandi piaceri: è entusiasmante terminare un'opera nella quale si rispecchia ciò
che il pensiero aveva visualizzato.
Ed è altrettanto piacevole il riscontro di tante persone che l'apprezzano, dalle più umili
a personaggi di grande rilievo sociale. Da mio padre ho avuto ed ho tuttora, anche se lui
purtroppo non è più presente fisicamente, l'amore e la competenza per il nostro mestiere;
ho però il rimpianto di conservare solo poche sue realizzazioni, scampate a molte
vicissitudini. Di tutto il resto, proprio perchè non riprodotto in una raccolta organica,
resta il ricordo ben impresso nella mia memoria, un ricordo celato nei miei occhi di
bambino.
Papà, chiudendosi agli occhi del mondo, creava pezzi che richiedevano tempi di attesa
lunghissimi e prenotazioni ad anni di distanza. Ripensando alla sua produzione artistica,
ho capito, per quali motivi sia stata così limitata numericamente in rapporto agli anni che
vi ha dedicato.
Maturando la mia personalità, a poco a poco mi sono svincolato dalla visione artistica di
mio padre e di altri maestri classici, pur apprezzandone le doti; ho anche cercato di non
basarmi esclusivamente sull'abilità tecnica, che oggi supportata da attrezzature
modernissime, a parer mio inibisce qualsiasi innovazione creativa.
Forte della conoscenza di pietre e metalli e dei metodi di modellazione, intaglio, cesello,
sbalzo e smaltatura, semplifico le forme ricercando un'eleganza più raffinata nelle
dimensioni; mi ispiro alla natura, ai temi delle favole, dei miti, dell'antichità, alla
realtà oggettiva, inseguendo fantastiche elaborazioni cromatiche.
Da questo risulta un accordo plastico e di colore, attraverso cui plasmo gioielli scultura
e sculture gioiello in ruolo interscambiabile, dove considero primaria non solo la funzione
strumentale, ma anche il piacere che possono donare a chi li guarda e li tocca. Desidero
che queste opere oggetto abbiano un significato simbolico con cui stabilire una relazione
affettiva, che aiuti a sognare, dando un tocco magico alla vita. Nell'arte orafa il talento
di uno solo non può bastare e, come in una vera bottega rinascimentale, è necessaria la
partecipazione di validi elementi: finitori, incastonatori, cesellatori, sbalzatori,
smaltatori, pulitori.
Ringrazio chi con quotidiana, appassionata collaborazione, con la propria esperienza e
sensibilità, accompagnata da adeguata conoscenza dei segreti del mestiere, ha contribuito
alla realizzazione dei miei lavori.
In questo modo prendono forma le mie opere, dall'idea al disegno, riservandomi l'esecuzione
delle parti essenziali, che vengono realizzate quasi esclusivamente con la tecnica della
cera persa. In seguito, vicino a chi le rifinisce, discuto modifiche e accorgimenti
tecnici.
E' desiderio e piacere dell'artista che crea, identificarsi nella propria opera, trasferendo
in essa l'individualità delle proprie esperienze, dei propri sentimenti, dei propri
pensieri. Nessuna conclusione per queste mie righe.
Il discorso resta aperto: creatività, ingegno, fantasia all'infinito, per tutti.
Critica
Silvano Bulgari, fa parte indubbiamente dell'universo contemporaneo, con i piedi però
saldamente ancorati sulle spalle degli antichi.
Il suo operare da scultore orafo, come lui stesso ama definirsi, a cera persa, che fa dei
suoi oggetti esemplari unici e irripetibili, ci riporta indietro di diversi secoli al tempo
delle botteghe rinascimentali.
E come garzone di bottega presso il padre Giorgio, abilissimo cesellatore e sbalzatore di
metalli preziosi, questo artista si è formato in una Milano uscita da poco dall'emergenza.
Come egli stesso afferma, le sue fonti di ispirazione sono le più varie: la natura, i temi
delle fiabe, i miti classici, la rivisitazione di opere dell'antico Egitto, il nostro
Rinascimento e l'Art Nouveau.
Allo stato attuale delle conoscenze, gli scultori di gioielli attivi sono pochi: da
ricordare , comunque, i napoletani Giuseppe Pirozzi e Antonio Borrelli.
E' pertanto comprensibile che tali artisti vogliano prendere le distanze nei confronti
della bijouterìe in genere. Purtroppo la bibliografia relativa è latitante, fatta
eccezione, naturalmente, per le incisioni a cammeo che costituiscono un capitolo a parte.
Oltre a vere e proprie esercitazioni tecnico - virtuosistiche e a ripensamenti su artisti
come Fortuny, Erté o Gaudi, si ricordano comunque, sculture con precisi riferimenti alla
filosofia orientale, altre con simbologie relative alla celebrazione del terzo millennio
fino al Piatto di maccheroni, in cui l'effetto spettacolare gioca un ruolo importante.
Dalla rivisitazione dell'Art Nouveau con complessi esercizi di smaltatura a cattedrale,
alle fantasiose spille riecheggianti la mitologia, l'artista arriva poi a una generale
semplificazione nella spilla, per esempio, col lapislazzuli racchiuso nella cornice di
cristallo di rocca sabbiato dove le allusioni naturalistiche sono trascese nell'eleganza
della sintesi formale.
La collezione Meccanismi, in cui si comprendono l'anello triangolare con brillanti e il
bracciale a moduli, si inaugura con la spilla realizzata per Lucio Dalla in cui Silvano
Bulgari, con grande fantasia, sintetizza la forma di un sassofono con i tasti del
pianoforte.
Nel percorso dell'artista questa sosta o momento di riflessione alla ricerca di una precisa
essenzialità potrebbe costituire un punto fermo. Ma invece no: tutto viene fatalmente messo
in discussione da Omaggio a Lorenzo Lotto e prima ancora dalla spilla con la Gargoyle.
Tra le opere, comunque più rappresentative per comprendere il ruolo interscambiabile della
categoria gioielli scultura, è la Testa d'Indiano che asportata dal suo supporto, simile a
una quinta teatrale, e indossata come spilla, lascia la sua ombra in argento brunito. Il
gioiello quindi non appare più come oggetto esclusivamente ornativo, ma come campo aperto
di sperimentazione, nella fattispecie la produzione di Silvano Bulgari si presenta in parte
come una serie di microsculture che date le dimensioni possono essere indossate come
gioielli, ciò che è importante sottolineare è che l'artista ha concepito dimensionalmente
queste sue opere su più vasta scala.
Tutta la produzione artistica è caratterizzata da una estrema raffinatezza ed eleganza, mai
disgiunte da una immediatezza visiva che rende ogni oggetto, espressione di assoluta
freschezza.
Maria Cristina Improta
Esperia: La scultura poggia su un leggio di legno;raffigura un codice aperto con,a
sinistra,una figura anatomica a basso rilievo di ispirazione leonardesca.
A destra è rappresentato un grafico,dove l'ascissa si identifica con la medicina,l'ordinata con la
scienza,e la bisettrice,dapprima solo incisa nella pagina,fuoriesce tridimensionalmente con
la spirale del D.N.A.
Le sfere di quest'ultimo alludono agli atomi.Da una parte,quindi, la mens rationalis,dall'altra la ricerca scientifica in
atto.
Si tratta di uno dei premi internazionali più prestigiosi ed ambiti,
annualmente conferiti agli scienziati ed ai medici più illustri(tra cui Rita Levi Montalcini).
Anno 1989,cm 24x19x26,argento,legno di teck,diaspro,lapis,malachite,realizzazione cera
persa.
Lingam:Il cristallo di rocca,tagliato a poliedro,è cinto da un drago d'argento con una
lunga coda.La base è in onice sagomato.
L'Artista si è ispirato al culto del Lingam.
Anno 1995,h cm 22,argento,cristallo di rocca,onice,realizzazione cera persa.
Piatto di maccheroni: la scultura è realizzata con due tipi di tecniche diverse: il piatto
è in argento sbalzato e inciso, la pasta è a cera persa.La forchetta proviene dal mercato
antiquario.Scultura iperealista.
Anno 2001,diam.cm29,argento
Veste femminile che danza: la scultura raffigura una veste femminile riecheggiante il
periodo tardogotico,è interamente eseguita a cera persa poi ripassata a cesello.Si tratta
di una rivisitazione di un'opera di Mariano Fortuny conservata nell'omonimo museo a
Venezia.
Anno 1990,h cm27,argento.
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