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Centinaia di studenti alla mostra allestita nella sala delle conferenze
L'Archivio di Stato riscopre gli antichi mestieri
Nando Scarmozzino
Un pieno di consensi per l'Archivio di Stato da parte dei circa 700 studenti di numerose scuole primarie e secondarie della città, che a loro volta hanno potuto fare un pieno di cultura. A suscitare tanto interesse, la mostra dal titolo “Arte e società negli antichi mestieri del vibonese”, allestita dal personale dell'Archivio, diretto dalla dott.ssa Teresa Muscia, nella sala conferenze, nell'ambito della 5. Settimana della Cultura. Con questa ennesima iniziativa culturale, l'istituto archivistico ha inteso fornire un contributo per la riscoperta di alcuni antichi mestieri, quali il vasaio, la tessitrice e il maestro d'ascia, offrendo al tempo stesso elementi di riflessione agli studenti nell'ottica dell'importanza del recupero della memoria storica, che costituisce un indispensabile punto di riferimento per operare nell'oggi. I necessari approfondimenti, in un contesto demoetnoantropologico, sono stati forniti dagli esperti Cinquegrana, Griffo, Procopio, mentre per le dimostrazioni dal vivo, quanto all'arte del vasaio e del telaio, hanno tenuto “lezione” il maestro Nicola Bertuccio di Mileto e la Pro loco di Monterosso. Inutile dire che un fascino particolare ha conquistato sia gli studenti che gli insegnanti e i semplici curiosi che si sono intervenuti, i quali sono stati proiettati in un'atmosfera tra storia e leggenda, evocante circi e sibille, pirati, dominatori greci, romani e spagnoli. Con questa ennesima iniziativa, realizzata in collaborazione con l'assessorato provinciale alla Cultura, il Museo della civiltà contadina e il Comune di Monterosso, l'Archivio di Stato ha saputo evidenziare l'importanza della tradizione, che risulta puntualmente radicata nell'animo. La mostra è stata altresì un'occasione per l'individuazione e la definizione di importanti e significativi momenti di promozione culturale in relazione a una politica della cultura ed a un turismo culturale, che non può prescindere dalla ricchezza della tradizione.
Da la "Gazzetta del Sud" del 17 maggio 2003
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