Davide Riccio

 dacio@katamail.com
 

Nolente (a T.S. Eliot)

La mia forza vitale viene meno
come i capelli si fan più radi,
e brizzolati e grigi. prematura
caratteristica familiare costituzionale
. si dice
. eppure invecchio, ecco, invecchio.

Cos'è la Nolontà? E cosa il Samadhi?
Non porto più lunga la capigliatura
castana, ondulata,
con la frangia alla Sylvian,

il germanico segno dei nati liberi
o di medievale voluttuosa lussuria,
né chioma incolta dei penitenti anacoreti
e dei profeti aspiranti alla purezza

. e non più mi ribello o contraddistinguo.
Io sono infine un borghese.

Nolente.

Soltanto il taglio a spazzola ormai mi dona,
perché solo si è fatto dignitoso
e insieme giovanile.
Quasi il mio capo sembra rasato
come agli antichi schiavi condannati.

Schiavo della mia fisiologica natura
che pure accelera la desquamazione
del cuoio capelluto, 
e non c'è nolontà, non c'è Samadhi:

al problema della forfora
non ho che lo shampoo antiforfora
agli estratti ayurvedici o meno
ma che sia regolarmente usato.

Cos'è la melaleuca? E cosa l'Ayurveda?
Andrò da un tricologo?
Userò la Crescina con le ciclodestrine?

Bella magia popolare,
se vorrà infondermi ancora un po' d'amore
non più alla ragazza riuscirà
di fare un nodo ai miei capelli.

Come i capelli mi si fanno radi!
Delila sensuale mi ha ingannato,
i Filistei mi sono addosso:
girerò la macina conformista
imprigionato così in attesa del Giudizio,
quando non io butterò giù le colonne
che reggono il mondo.

Vanità delle vanità, tutto è vanità,
dico basta agli esosi barbieri. 
Ho comprato un tagliacapelli elettrico
in bel materiale cristal trasparente.
Ha i pettini distanziatori
e molti accessori in dotazione.

Mi taglio i capelli da solo,
in drammatica religiosa
tonsura, rinunzia al mondo,
davanti allo specchio
che eccede la pura e semplice funzione.

E se il taglio è imperfetto e si vede
che si veda:
possa questo eccentrico fare a qualcuno 
un po' di tenerezza.



Aspettar che venga Maggio
O del perder tempo scrivendo

L'asfalto si argenta di pioggia,
diviene un fiume che s'increspa
ai dossi alle buche ai tombini
su cui rolla, beccheggia l'auto:
ora è un battello, la scia
che lascia sono pozze ai bordi.

Tutto l'autunno e poi l'inverno
ad aspettare il tempo nuovo
ed eccola, una primavera
lenta in ghisa grigia raffredda.



La tua stanza

L'aria è colma di favolose
Irraggiungibili sostanze:
anch'io ti amai
e non lo dissi mai.

Per te sarei passato
anche tra i duri marmi:
svogliatamente ora
non servo più a niente.

Siamo dentro un cristallo
incorporeo stranamente incrisalidati:
anch'io ti volli
e non lo volli mai.

Per te avrei attraversato
anche sabbie mobili
in punta di piedi.
Dov'è ora la tua stanza?

E sempre l'oscuro senso
dei marinai quando annotta
il mare in calma e tutto
resta ancora al suo posto.


Viaggi di ritorno

Non guardo fuori ma il doppio
che si specchia nel vetro
di una finestra la cui lamina
argentata è di luci accese,
di notti insonni e di viaggi
di ritorno intorno a una stanza.

E sempre cercare le parole
come per dire tutto e barare
sulla realtà o siamo fragili,
ché non c'è balzo di tigre
né natura angelicata
quando scalpita in noi
la nostra storia unica
ma poi niente di speciale.

Il poeta ha il mal d'amore
come chi fuma sa di fumo
e tu, turgida farfalla offesa,
ritiri la spiritromba graziosa
e mai più succhierai il niente
dei suoi fiori artificiali.


A Ulisse

Delle mille e più volte ogni anno
che ho messo al collo il guinzaglio
e sceso i due piani precipitando,
per passeggiare con ogni tempo,
paletta e una mano in tasca
anche stanco e svogliato dopo il lavoro,
in giardinetti, viali e controviali,
o al parco la domenica mattina.

Del buon mangime in scatoletta,
gli integratori e le crocchette, 
dei bocconi golosi dal mio desco 
e l'acqua sempre fresca e minerale,
le vaccinazioni puntuali e la detartrasi,
la profilassi della filariosi in tavolette,
delle ossa dentifricie e quelle in pelle di bufalo
(non ce ne vogliano quel giorno
i bufali come i manzi i polli e i tacchini
e tutto il bestiario finito per te in bocconi e paté).

Dei giochi giocati e la tua pallina da tennis,
dei bagnetti e il deodorante per cani,
la bella ampia cuccia nell'entrata,
il cappottino impermeabile
rosso chiaro in caso di pioggia,
delle vacanze compartecipi
e delle tante carezze pancia all'aria.
poiché quasi certamente
prima di me ahimè vi andrai,
di questo e tutto il resto ricordati Ulisse
nella mia ora postrema.

Oltre i nove fiumi,
non Xolotl, Oc, Itzcuintli o Anubi,
vieni tu sulla Gnossienne di Satie
a guidare la mia anima 
nell'aldilà. Sapendovi così 
ancora un posto per tutti e musica
(o non può esserci aldilà),
non esiterò a pensarlo un buon posto,
e da subito a procedervi abbozzando un sorriso
anche allora dietro la tua buffa andatura 
sghemba e scodinzolante.


Nota: Xolotl (Messico), Oc (Maya), Itzcuintli (Azteco), Anubi (antico Egitto), antiche deità in forma di cane che avevano il ruolo di guida delle anime nell'aldilà. Nell'antichità, diversi popoli, specialmente nell'antico Messico, sacrificavano i cani per metterli nelle tombe degli uomini come animali sacrificali e guide nel'aldilà.


Ti guardo

Sono perfettamente inutile
come uno che si gira
rigira le sfere baoding
tra le dita connesse agli organi
vitali sempre meno vitali

Mentre mi basta vederti
spruzzare l'acqua solare
per l'agognato fototipo bruno
scriverti adesso un ti amo
appena più fine di un SMS



Piurt - a - Beul
Mouth Music 

Martelletti rullano, tambureggiano. 
Ho buon trinciato da rollare a mano 
e Scozia per parte di antico sangue, 
fierezza non ritrosa al contraccambio. 
Guardatemi ora nell'iride verde 
di acque stagnanti e pagliuzze di vivido 
neuston, le nostalgie a volo d'uccello,
fumo che scrocchia lieve ad ogni nota. 
Ho una danza di dita sulla tastiera 
e sulla barra spaziatrice, tartan 
in festa di chiazze e righe di ampiezza,
quadrettate quartine su ternarie 
terzine, ciocche di tabacco fulvo, 
chioma della mia compagna roteante. 



Hypermarket

Prima di entrare ero ansioso e teso.
Qui ripredispongo la mia mente
al pensiero positivo; a più lunga vita
riattivo il sistema immunitario.

Un melone retato, tastato con sapienza
ostentata: io, navigatore solitario
che srotola strappa spiega con arte
e annoda i sacchetti per le susine sfuse
o i muscoli glutei delle melanzane.

Tutti i colori del mondo mi rallegrano,
ricreo legami più stretti tra gli altri
e me, intenti a cercare identici
osservabili bisogni da appagare.

Sono l'apprezzabile single
che seleziona con cura anche l'anticalcare,
l'ammorbidente da stappare annusare.

Refrigerato ovattato
governo il mio carrello in questo mare,
con classe riflessi e moderno sex appeal,
oppure non visto rotolando sospeso
a un ritorno senza prezzo di ragazzo
in monopattino.

E a casa ancora mi premio
scartando sfiziosi blisterati
come in un altro bianco Natale.

 

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