Inno
all'amicizia
Restiamo amici,
anche se non accetto i vostri consigli,
restiamo amici,
anche se non ve ne chiederò mai!
Non mi credo grande,
sono un minuscolo filo d’erba
tenero e d’acciaio(unico)come voi,
come tutti a prescindere dalla materia.
Continuerò a volare
nel becco di una rondine o di un’aquila
e farò saldo il loro nido.
Lasciatemi navigare sola
nella tempesta del mare della vita,
non insegnatemi,alla fine dell’orizzonte
voglio arrivarci libera,con la mia filosofia.
Restiamo amici!
Frutti
di roccia
Cicatrici nella roccia,
tagli dal sole e dalle piogge
penetrati,antiche ferite profonde,
guarite da erbe e da arbusti
che con radici sigillano le crepe,
esplodendo solari ginestre,
soavi ombrellifere,gamme d'oleandri.
Pungenti e scultorei emergono
i fichi delle Indie addobbati,
infinite le specie di grasse
piante di pietra nutrite
che formano ikebana spontanei
che a picco sul mare,loro specchio,
stupiscono le genti.
Più in alto imperano ritti,
marittimi i pini,offrono riposo
ai gabbiani,ombra ai viandanti,
erbe arse,crini ocra di fieni,
tappeti per ulivi.
Smeraldi i prati,i boschi,le foreste,
i fiumi del tuo entroterra,essenze
di mare,di sole,di mieli,d'acacia.
Sei tu Liguria,arcobaleno
perenne di forma e colori.
Nel cuore della roccia hai inciso
l'amore,l'orgoglio,lo stupore
che i tuoi nati nutrono per te,
perché sai donare loro frutti di roccia.
Voci di nebbia in Valbormida
Ieri il sole nel parco,
oggi la nebbia ovatta
di fumi i colori di giugno.
Inizio il percorso di ieri
tra i prati e i sentieri trapunti
di fiori brillanti nel sole.
Il mondo è diverso stamani,
mi vesto di nubi lunari,
soffuse di soffici argenti,
che danzano in greggi di banchi
fumosi,alitando racconti accorati.
Attutiti,schermati in un mondo
lontano,immobili i fiori e le erbe,
avvolti in opache rugiade.
Fumi densi,biancastri,spengono
le sculture quasi umane degli alberi,
che anch'essi di luna,hanno fermato
la danza del sole e del vento di ieri e
statici attraggono avvolti in bambagie.
Mi fermo nel tempo,
in questo teatro di pace,
dove veste narrando la nebbia.
Mare di Liguria
Oggi come lago grigio azzurro
accenni minime onde nella calura.
Mentre un cielo spento
da greggi di nubi e fate d’estate
si specchia nelle tue acque,
ti perdi in un abbraccio un po’annebbiato
e ti lasci baciare dalle fate del cielo.
Io guardo l’infinito del tuo orizzonte
in questo pigro giorno di luglio,
mi cerco in una gocciolina delle tue onde
flemmatiche,lente e non mi trovo.
Ritornerò in autunno.
Attenderò il tuo sfogo,le ire,le tempeste
e dentro una tua goccia certo mi specchierò.
Ricerche tormentate
Ho viaggiato,pur con fantasia,
in cerca di essenze,
nuove bellezze,di scoperte!
Lasciandomi rapire da tramonti,
immacolate nevi,fiori,cascate,
oceani e catene montagnose.
Mi sono inchinata di fronte
a cattedrali,torri pendenti o merlettate.
Ho percepito passati remoti
commossa,tra i misteriosi ruderi
di antiche civiltà e l’avvolgersi
del filo della vita.
E sempre torno a te
Valbormida ombrosa di mistero.
Nel nido a cercare tutto,
forse le radici.
Da te che sempre mi catturi,
mi pungi,mi perfori,
stimolando le mie insaziabili
guerre di ricerca interiori.
Perenni e silenziose!
Sui mille perché
di esistere….!
Che mai mi saran chiari.
A Roberto
Come un’edera cerco disperatamente
di vivere per sempre,avvinta all’albero
che mi sono scelta.
Lo proteggo dal gelo della notte,
facendogli da scudo.
Prima di danneggiare il suo tronco
devono distruggere me.
Ma vedo ahimè! che il mio tutto si gonfia,
per spezzare i miei piccoli rami
e fa cadere le mie foglie sempre più deboli.
Forse vuole intrecciare un idillio
con la maculata betulla dalle chiome
di seta cangianti e dall’eleganza statica.
Io mi fermerò alle sue radici.
Mille anni luce ci dividono per il modo
che abbiamo di concepire la vita.
Tu t’innamori di un computer,
dell’ultima innovazione,di giorno in giorno.
Io m’innamoro di un bambino,
di un gatto,di un filo d’erba.
Perennemente sono innamorata di te.
Ti troverò sotto la luna al diradarsi della nebbia
Tappeto di foglie scroscianti,di gialli,
di ruggini e muffe,rosso sangue
su erbette smeraldo,trapunte di crochi.
M'inoltro nel bosco,da sola nel sole d'autunno.
Avanzo in salite odorose di terra,
non rido,non parlo con suoni,
è muto il linguaggio boschivo,
ma io lo comprendo da sempre.
Son foglia,son ramo,son erba,
son terra,radice,betulla che avanza
e la nebbia smarrisce;e' umida,densa
di antichi racconti,d'amore e di morte.
Son calmi gli umori dei greggi,
che sfilano lenti in lunghi cortei,
io fisso la luce, che fievole appare
al loro passaggio,lontano è il paese.
M' illudo ,che un albero umano
mi tenda le braccia.
Il rumore è del tasso,che fugge la nebbia.
Chissà se mi cerchi?Dove mi cerchi?
Se è tanto semplice raggiungermi!
Vedo in un banco il paese ridente di luci,
è rossa la luna,protegge le mura,la casa,
che attende ch'io torni,al finir della nebbia.