Jutka Csakanyi

 jutka.cs@libero.it
 

Solitudine

Urlo, urlo di nuovo
e la mia voce non trova l'eco
in questo assurdo sogno di realtà
ad occhi chiusi o aperti
è indifferente

Parole inutilmente pronunciate
la mente ha paura
la mente non ha le mani
intravedo lo scheletro in me
lo disprezzo profondamente
perché è materia
perché è niente


L'esistenza

Riesco a udire 
voci spezzate dai rumori del mare 
la natura è così mutabile
i colori sono gli stessi
si nasce si muore
interscambio perfetto
l'esistenza misteriosa,
si cerca 



Ragnatela

Sottili fili tessuti
tramati dal tempo
a volere uscire
ci si ingarbuglia
s'imprigiona la vita
agitarsi è inutile 
ci si deve lasciare avvolgere

L'invisibile saliva
esce dalla bocca del ragno
tante zampe 
come ferri roventi 
calpestano i nostri pensieri, 
l'abitudine fa cadere
mille petali di fiori

Quando sembra uguale
ecco che tutto è diverso
ci si trasforma 
secondo il personaggio


Volevo guardare..

Volevo guardare fuori dalla finestra
non per andarmene ma per rimanere
e se resto con la tua stanchezza
e con la tua vita sfiorita
è perché sono uscita senza cappotto 
e il vento mi ha scompigliato i capelli



Ricordo d'infanzia

Ho una nostalgia così forte
da spaccarmi il cuore
ma non voglio liberarmi
di questo silenzio 
che mi è intorno

Cerco frasi e movimenti 
per colmare l'azzurro
del pensiero superiore

Faccio entrare nel profondo
attraverso il velo bianco
che separa l'orecchio
dalla mia essenza


L'anima

Sto qui a contemplare
cerco il senso delle cose
vorrei sentirmi
come l'anima di una pietra scura
la liscia superficie 
che racconta mille volte
il passato
che io non ho vissuto

Guardo lontano
vedo l'orizzonte
l'immenso tutto
e mi fa timore

La bellezza interiore
che si vede 
attraverso la luce degli occhi
che viene dall'interno
di questa macchina del corpo
che si trova tra cuore e stomaco

Rimpianto

Il bene e il male
sconfinano nell'anima
ed escono rospi e poi rose appassite

Le parole hanno il confine sulle labbra
le sensazioni nel corpo
le emozioni vanno oltre i confini
e sono senza tempo
il tempo non da tempo
per rimediare agli errori fatti
una matassa di fili aggrovigliati
senza avere più la pazienza
di scioglierli e sceglierli
i colori della vita

Cresce l'albero dell'inutile
ho attaccato ai suoi rami 
il mio essere


La stanza

La stanza è buia
ragnatela della luna
un ricordo dell'epoca passata
un attimo di gioventù spogliata
il ricordo del sole
che accarezza piano una voce
ora c'è solo buio
e il dolore del legno scuro

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