Nino Lacagnina
ninolacagnina@supereva.it

 

Liberi (West)

Belli da fare invidia agli dei,
alti, slanciati e snelli sugli arti,
dai larghi e flessuosi fianchi vellutati,
con il lungo collo sormontato da folte criniere,
per secoli galopparono liberi
nel verde mare delle praterie.
Con essi, vissero liberi anche i Sioux,
gli Apache, i Navaios, i Seminole e 
cento altri popoli del nuovo mondo che,
in groppa ai loro mustang,
cacciavano i possenti bisonti.
Poi, la “civiltà bianca” ebbe il sopravvento:
sterminò i bisonti e decimò i figli di Manitù
che rinchiuse in desolanti “riserve”.
Ora quella “civiltà” s’appresta
ad abbattere gli ultimi selvaggi mustang
che danneggiano le culture agricole.
Se lo farà, l’umanità sarà più sola e
un’altra lapide si poserà pesantemente
sul cimitero della libertà. 


Dans le mer

Strega, strega, strega, strega
d’amore,
sei lo spumeggiante ed avvolgente
mare.
Immerso in te le nostre essenze si
fondono,
si confondono, 
perdono la loro natura
per acquistarne una fuori dal tempo.
T’apri, m’insinuo, ti capovolgi,
mi sovrasti, mi domi, ma dopo
attimi…
mi rigeneri.
Lotto con nuovo vigore, ma le forze scemano.
Mi generi nuovamente
lambendomi.
Riprendo a lottare, ma “ tu es le mer” e
in te m’abbandono.

Padrone tu sei, 
padrone di me che sono il mare
dove ti tuffi lasciandoti cullare
da mille onde che ti fanno 
sussultare,
che ti portano in un mondo
d’estasi e d’oblio.
Ti bagni, ti tuffi, t’immergi,
riemergi e mi lasci
all’arrivo dell’onda fatale.


Germe di bimbo 

Custodito gelosamente in un dolce grembo materno.
In atto non è che una promessa, un progetto; sta li protetto, 
cullato in uno scrigno di seta rosata. 
Nel suo mondo ovattato fluttua felice. Il sangue, dopo essersi ossigenato 
nel cuore della madre,
attraverso il cordone che li unisce, 
arriva a lui per tenerlo in vita e alimentarlo
Se potesse? No, non lascerebbe quella dimora fatata… anzi…
salirebbe ancora più su e li, in un cantuccio, resterebbe vicino al 
cuore.
Ma la natura fa il suo corso e un giorno, nasce tra strilli e pianto.
Ora lui sa che c’è anche il dolore e che può vivere autonomamente con la 
consapevolezza 
che la madre conserverà per sempre in se quel cantuccio. 


Vento

Ti sento arrivare,
turbinare,
scendere ad accarezzare i rossi papaveri,
risalire in alto
e penso…
vieni da lontano
dalla gialla Africa
dopo avere sfiorato le calde dune.
Sei agile, instancabile, libero!

Hai baciato le sponde di quel continente e,
dopo aver sfiorato le creste spumeggianti
dell’azzurro mare, cospargi la terra
di polvere d’oro.
Che nostalgia… rivedo l’azzurro cielo,
le verdi palme,
i bianchi minareti,
isouk brulicanti di genti multicolore,
i barracani che coprono
le flessuose giovani donne...
Vorrei nascere nuovamente per rivivere quelle immagini.

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