Nello Manduca

 nellomanduca@libero.it
 

"Quattro passi per Monterosso"

Monterosso

Eravamo sull'uscio
della nostra casa,
quando ti dissi
che partivo per Torino.
Mettesti nella mia mano
un pugno di terra
che mi piace odorar
in ogni possibile momento
e che conservo
in una scatola d'argento!

Di solito
cantavi da soprano:
quel giorno, invece,
con voce rotta e in pianto
mi dicesti:
"Non dimenticare"
"questo canto:

"Terra natìa!
"Abbarbicata tra le rocce,
"penso a tè con malinconia"

"Terra profumata
"da mille aranci in fiore,
"che insieme fanno
"la festa dell'amore!

"Terra di sole!
"Un sole che sbalza all'improvviso
"pronto a scaldarti
"e baciarti il viso!
"Ma se dinanzi a lui
"tu non t'inchini,
"canicola t'infliggi,
"prima ancor
"che giungano i meriggi!
"...Quando tramonta poi,
"scatena la gelosia
"dell'universo
"tanto è bello!
"... mentre t'assale la malinconia!

"Terra di vento!
"Quando dal mare
"arriva il Maestrale,
"nessuno s'avventura
"per le strade!
"Si sprangano le porte e "le portejie",
"Si prega Dio che "li ciaramidi"
"restino sui tetti!
"Quando le piante
"piega verso terra,
"infìn s'acqueta
"e senza parole,
"aspetti
"che ti ridoni il sole!

"Terra maestra!
"Apro la finestra
"ed entra nella stanza,
"con baldanza,
"una gagliarda ventata di ginestra!

"Terra d'amore!
"Anche se a notte fonda
"più non ti giunge l'eco
"d'una chitarra innamorata,
"che adagio, adagio narra
"la cocente gelosia
"per la "sua" Maria,
"la notte a Monterosso
"porta sempre nuovi amori,
"con i suoi tormenti,
"con le sue speranze!
"con i suoi timori!

"Terra di ulivi!
"prima di partire e fare l'emigrante,
"spezza un ramoscello,
"e portalo nel cuore!
"mostralo alla gente!
"E' un atto conciliante,
"E' un gesto d'amore
"tanto bello!"


Il Lonaci

Appare piccolissima,
quasi riservata,
la piazza del Lonaci,
dove s'incontrano
tutte le stagioni:
...a primavera trovi
nidi di rondini,
voli di rondoni,
grappoli di fiori sui balconi...

...nell'estate, poi
accanto alla fontana,
un albero dall'ombra generosa
attenua la calura
a chi si ferma,
si disseta,
un poco si riposa
e... adagio, adagio se ne va!

Nel tardo autunno, invece,
col brontolar del vento
giungono abbondanti sulla piazza
odori aspri
di ulive macinate;
lieto diventa
il viso della gente
per il buon raccolto,
mentre il frantoio
macina solerte
e in segno di ringraziamento,
senza parsimonia,
offre dell'olio
per l'Altar del Sacramento.

L'inverno del Lonaci,
invece, è atteso
prima per la "porgìa" di San Nicola,
poi per la sosta
delle ciaramelle
che a mo' di pastorale
annunciano vicine
le campane a gloria di Natale!

Gennaio spera
d'ammantar la piazza
di rari fiocchi bianchi;
mentre a Febbraio
rimane solo
il vecchio "potigaru"
impenitente e arguto:
non scorda mai di far la sua battuta
un po' ammiccante,
un poco...compiacente!

Manca, ahimè!, la mamma
con il seno al sole,
seduta sulla porta
che allatta la sua prole!

I bronzi del portale
della chiesa del Lonaci
guardan stupiti
lo sciame di ragazzi
sul sagrato!

E' quasi sera.
Le rondini coi trilli
cantano l'inno al sole
che tramonta.
E' già sera!
La campana suona.
E' un arrivare
di chi attende dalla Madre
pace e clemenza.
...Vengon finanche da lontano.

Pensosi,
passan per la piazza.
varcano la soglia,
cercan con gli occhi
se la "Santa Mazza"
è ancora nelle mani di Maria,
e fiduciosi...
chinan, col Vate paesano,
il capo,
pregando piano:
"Madre di Dio," sei voce
"di fede non solo per chi crede
"ma per chi crede e spera!"


La Bassulata

Non senti scandire
dietro i tuoi passi
un eco di cori sommessi?

Non vedi improvvise
speranze dipinte sui visi
sfumate dal tempo
sparite in un lampo?

Non odi una magica nota
lungo la strada assolata
che bussa alla porta
in via Bassulata?

Non cogli in ogni pietraia
l'alito ardente,
sempre presente
dei padri
intenti a tracciare i destini
di queste contrade?

C'era, una volta una Chiesa
che aveva sapore di Madre....
aveva campane
dal magico suono,
annuncianti festose
un gioioso cammino
nel primo mattino;
meste al tramonto,
...quasi un tormento;
tristi la sera:
tutte le sere,
quando la vita dispera!

In via Bassulata
la gente è la stessa!
la vita è la stessa!
Le case han la stessa facciata
dipinta di tempo!

Cammino osservando i balconi
e mi paiono bassi.
Inciampo sui sassi...
Più che tremante, mi sento assai scosso:
dal vaso tu cogli
ed un fiore mi doni:
è un garofano rosso!


Condolima

I marmi della chiesetta antica
che ancor fan capolino,
tra i rovi e le macerie,
giacciono vinti.

Che dicono guardando
il piano degradante
denso di ulivi
che raggiunge il mare?

Quando
a malincuore la sera arriva,
con me stupito è il vento:
Avverto, infatti,
l'orgoglio di quei ruderi,
pietrificati
dalla furia dei secoli in cammino,
capaci ancora
di parlar di Fede.

Tutto è silenzio!
Con l'annaspar del sole,
rosso di vampa,
tace l'ulivo!
Saltella il grillo,
non più giulivo!

Al primo caldo,
finanche la cicala
sembra si ribelli
cantando a squarcia gola;

All'imbrunir
del fresco ottobre,
invece,
vola irrequieto il tordo.

...Soltanto
il salmodiar dei frati
resta un ricordo.


Il Borgo

Parlandomi piano,
una donna
che porta una cesta
sopra la testa,
mi prende per mano
mi dice: "Andiamo!"

Il borgo somiglia
ad un presepio vivente...
E' un incanto!

Dietro una siepe,
appare una piccola casa
e mi giunge la voce festosa
della massaia,
tornata dall'aia
con l'anima invasa
dal sole!

Senza parole,
la donna
che porta una cesta
sopra la testa,
continua il cammino,
tenendomi sempre vicino
e piano
mi stringe la mano.

Risponde al saluto
di una comare
seduta davanti alla porta.

Salendo al Lonaci
fatica a portare la sporta:
fatica,
ma tace!

D'una di quelle stradine,
tanto piccine,
spunta una donna
vestita di nero
per salutare
la donna che passa
e che porta una cesta
sopra la testa.

Mentre si ferma,
io guardo le case
ed i tetti,
con le tegole rotte
e in segno d'intesa,
ricevo il suo primo sorriso.

E' un sogno !
... mi sveglio.
Nella mia stanza
crepita solo la fiamma
del vecchio camino;
e nella mia mente 
il ricordo struggente
di quella donna
che portava una cesta
sopra la testa.


La Fontanella

Perché
taci per sempre,
piccola fontana,
dove
mi dissetavo
e dove
sciacquavo di solito
i pensieri?

Venivo di corsa
a bere la tua acqua
quando la nostalgia
mi picchiava dentro.

Dopo non più!

Anche tu, come me,
come il mesto emigrare
della tua gente,
vinta sei stata
dall'arsura
che per sempre dura!
Vinte con tè son state
queste case
con i balconi bassi.
Vinte le strade,
fattesi silenti
di cui soltanto
la Madre Storia
potrà parlar di gloria.


Il Monastero

Così mi disse
l'uomo del Monastero:
"Tu sei partito
volato via!
E come uccel di bosco
di tanto in tanto
(sii sincero!)
ti rivediamo qui
solo per nostalgia!

Io no, invece!
Io resto su questo colle
a custodir la Chiesa,
la piazzuola,
la finestrella
donde s'affacciava l'eremita,
con l'Abitino del Carmelo
tra le dita.

Io prego il Ciclo
per il tuo paese,
su queste rocce
appese.

Son qui
per ricordare a tutti
che tra queste strade
le suore sgranavano il rosario;
frati sfratati
tradirono il paese;

che qui giungeva
prima l'archibugio
e poi Vizzarro!
E che i briganti
avevano le amanti,
ma amavano la gente.

Nel suo passare,
saluto,
nel modo più dovuto,
l'ultima "comare"
vestita di "busto"
di camicia e "coda nera"
e la "tuvajia" di seta
sulla testa
e ai fianchi "hi faddali"
della festa!

E benedico ancora
la tua gente,
piena di una cattiveria
fatta di niente!


La Capana

Vado per le "rughe" antiche
seguendo affascinato
la zampogna.

Sostano curiose
le donne sulle porte.

E canta il vento...
nelPondeggiar gli ulivi
diventano d'argento.

Greco Capaneo!
Salgo sul Colle
a tè sacrato
quasi riverente.

Dalla torre,
ultima testimone della storia,
guardo l'ampia valle
dove galoppavano i destrieri.

Il mio pensiero corre
e mi sowien la gloria
dell'itala mia gente,
madre di Roma
e della Grecia antica!

Ora una campana
annuncia sulla torre
che il tempo corre
lesto,
veloce come un lampo.

Mi raggiunge un bimbo...
Sorridente m'offre
fiori di campo:
papavero, ginestra,
fiori di giunco
ed il rosso ibisco.
C'è pure un fiordaliso.

Sopra questo calle,
bello quasi come il paradiso,
il bimbo mi portò tutta la valle.


Santu Pietru

Giocavo con l' "attacci"
a Santu Pietru
con altri "movitari"
come me!

C'erano le acacie
a Santu Pietru
su cui mi arrampicavo
per mangiare
il nettare del grappolo
dei fiori,
profumati come baci!

Andavo a piedi scalzi
a Santu Pietru.
Giocavo alle nocciole
per Natale
e sui muri
d'estate prendevo le cicale.

A mezzogiorno... di soppiatto,
"fregavo" il sagrestano.
...Salivo, infatti, quatto quatto
in punta al campanile
ed io per lui
suonavo le campane.
"Cu sona!?" mi gridava.

Facevo capolino e mi riconosceva
solo se vedeva i miei calzoni
un po' strappati,
un poco "ripezzati"!

Faceva il solito sorriso
sotto i baffi
e commentava:
"E' sempra u stessu!
"E' sempre u figljiu e Ciciaroni!"


La Barritta

Prima che io salissi
su quel treno per Torino,
tolse la "barritta"
che di solito
teneva calata sulla fronte;

con voce forte e ferma
quasi mi gridò:
"Sii coerente: un giorno
qualcuno lo dirà"
Il "si" che gli risposi
fu quasi una promessa.

Il treno
iniziava il suo cammino.
La "barritta" che mi salutava,
sembrava una bandiera:
Era di mio padre!

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