Provvidenza
Sei povero, augelletto,
non semini, né mieti;
pur canti per diletto
e passi giorni lieti.
Augello, e chi ti ha dato
così felice stato?
“Al nido e al cibo mio
pensa pietoso Iddio”.”
O fiorellin romito,
tessere tu non sai;
pur, come un re, vestito
pomposamente vai.
Dimmi, chi ti diè il manto
sì ricco e bello tanto?
“Non filo, né tesso io:
pensa a vestirmi Iddio”.
Sol io di poca fede,
io misero operaio…!
Finora chi mi diede
Lo strame, il pane, il saio?
Chi i figli miei mi pasce
Bambini tra le fasce?
“Non ti smarrir, cuor mio
padre di tutti è Dio”.
Buona sera
Buona sera! Di ora in ora
la giornata se ne va.
Verrà l’altra, e l’altra ancora
Come questa se ne andrà.
Dopo un giorno faticoso
viene l’ora del riposo:
chi fatica, aspetta e spera.
Buona sera.
Tutto un giorno abbiam stentato,
pur dicendo: pace avremo;
ecco il giorno si è passato,
ecco a casa torneremo.
Quivi al Dio, che ci consola,
con la cara famigliuola
alzeremo una preghiera.
Buona sera.
Siamo augei, che fanno il nido
per un giorno alla foresta:
noi voliamo ad altro lido,
nostra patria non è questa.
Dio l’ha detto, e lo crediamo,
noi la patria in ciel l’abbiamo;
questa è vita passeggiera.
Buona sera.
Primavera
Per voi, ricchi, per voi
Son le invernali sere:
Iddio creò per noi
Le belle primavere.
Per noi sorride il raggio
Benefico del sol,
per noi riveste maggio
di mille fiori il suol.
Nostro il mattino, nostra la sera,
nostro il bel tempo di primavera.
Pel povero s’infronda
L’innamorata pianta,
per lui di sponda in sponda
la lodoletta canta;
sul capo a lui si gira
il padiglion del ciel,
a lui d’intorno spira
profumi il venticel.
Nostro il mattino, nostra la sera,
nostro il bel tempo di primavera.
A noi poveri e nudi
La veste niegheranno,
d’inverno a’ dì più crudi
il foco ci torranno:
ma questa terra piena
di fior, che Dio ci dà,
ma questa aria serena
nessun ci torrà!
Nostro il mattino, nostra la sera
Nostro il bel tempo di primavera.
Del povero alle oneste
Donne vi ha chi pone
Sulle leggiadre teste
Di perle e di or corone.
Che fa? Le nostre spose
Non sanno ornarsi il crin
Con le più belle rose
Sbocciate sul mattin?
Nostro il mattino, nostra la sera,
nostro il bel tempo di primavera.
E’ il nostro tempo. Usciamo
Cantando alla campagna;
al Santuario andiamo
in cima alla montagna:
e quanti per la via
fiori raccolti avrem,
a’ piedi di Maria
divoti deporrem.
Nostro il mattino, nostra la sera,
nostro il bel tempo di primavera.
Così, di questa vita
Passato il verno rio,
a una stagion fiorita
possa chiamarci Iddio.
Ivi non più di pianto
Il povero vivrà,
ma nell’eterno canto
beato esulterà.
Nostro il mattino, nostra la sera,
nostro il bel tempo di primavera.
Il Viggianese
Ho l’arpa al collo, son viggianese;
tutta la terra è il mio paese.
Come la rondine che lascia il nido,
passo cantando di lido in lido
e finché in seno mi batte il cor
dirò canzoni d’armi e d’amor.
Tutta sì allegra la vita mia
Dei fior più belli dell’armonia.
Fanciul cantando mi addormentai,
al suon dell’arpa mi risvegliai:
e quando al desco mancava il pan,
tosto alle corde correa la man.
Il soffio udii della tempesta
Passar fremendo nella foresta;
e allor che narro strane paure,
vecchie leggende, visioni oscure,
quel suon sull’arpa sento passar,
siccome il nembo passa sul mar.
Gemere intesi talvolta a sera
nella vallata la capinera;
e allor che canto del casto affetto,
che alle fanciulle travaglia il petto,
sull’arpa vola quel suon gentil,
come su’ gigli l’aura d’april.
Udii dell’organo le gravi note,
l’inno solenne del sacerdote;
e quando narro l’opre di Dio,
quando favello dell’Angiol mio,
tal suon dell’arpa dirompe fuor,
qual fanno gli Angeli sull’arpe d’or.
Oggi d’Italia mi ride il cielo,
doman di Russia calpesto il gelo;
in ogni terra è il mio paese;
questa è la vita del viggianese,
a cielo aperto dormir l’està,
scaldarsi il verno per carità.
Dovunque sono donne amorose,
lieti garzoni, novelle spose,
come la rondine che lascia il nido,
passo cantando di lido in lido
a fin che al petto mi balzi il cor
dirò canzoni d’armi e d’amor.