Reno Bromuro

 renobromuro3@tin.it 


 

PER ANNI, AMORE

Per anni, amore, abbiamo aspettato
il Nunzio
inchiodati alla stessa croce.

Il tuo sguardo rispecchiava
cieli, laghi remoti, non profanati.

Nelle tue pupille la gioia dell'estate:
pagliuzze dorate portate dal vento.
Sole raggiante nelle tue pupille.

Il sorriso come lama di Toledo
era nel cuore.

Da anni, amore, aspettiamo
inchiodati alla stessa croce.
Tu sempre più sola! Nella marea 
chiassosa, isolato spirito morente, 
ricerca laghi remoti, pagliuzze
dorate, lame senza guaine: io.

Novello Ulisse percorro vie più nuove.

Intanto aspetto il Nunzio 
inchiodato 
alla stessa croce di sempre.

(Napoli 5/7/1957)


MANO AMOROSA

Mi conduce
mano amorosa
pietosa al dolore.

Un Gabbiano mi guida.

Ala bianca di Gabbiano
tuo volto.

Mi conduce 
mano amorosa
pietosa
a cercare
raccogliere
quella lagrima nel mare.

Nel mare cerco
quella lagrima
ma la mano pietosa
non mi trascina nel fondo.

(Roma 24/10/1968)


MI AMERAI SEMPRE?

Mi amerai sempre
quando sarò vecchia
e il tempo tiranno
avrà scavato la penna
sul mio volto?

Tu sarai sempre bambina
ora con questi versi
ho fermato i tuoi anni.

(Roma 14/4/1966)


SE M'ADDORMENTO

Se m'addormento svegliami
se non mi sveglierai troverai
al tuo fianco il cuore freddo.
Ma tu mi sveglierai.

E' triste questa notte di ansia e di paura,
non un grillo canta sotto la luna,
anche le cicale tacciono.
Sull'albero giovinetto ancora
un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.

La città nuova abitata da spettri robotizzati 
è una tomba enorme.
Solo un cane guaisce in lontananza e il battito 
fremente del mio cuore.

Un usignuolo tenta il suo canto
ma è subito silenzio.
Il respiro non muove una fronda
una folata di vento vorrei.

Se m'addormento svegliami
non lasciare che il cuore
diventi freddo. 

Basta la mia paura!

(Roma 14/7/1978)


TU VIENI DAL MARE

Tu vieni dal mare arsa di salsedine
la luna ti inonda d'amore.
La voce ha il suono delle stelle
la risacca ti rapisce al mio sguardo.
La conchiglia si schiude, dopo millenni d'attesa.

Col canto scuoti l'essere assopito
ma il canto è triste
come la risata è pianto
come le mani senza forza
come gli occhi ricolmi
come la luna è calda
mentre tenti di stringere il mio corpo
ma rimani abbracciata alla sabbia.

Vieni dalla terra fertile come la vita,
sotto il sole cocente a braccia aperte,
come l'uccello migratore le ali;
mi vieni incontro e canti e ridi,
ma il palcoscenico non c'è.
La scena è piena di te
ma il sipario è chiuso.

Inondi la stanza come mille riflettori
guardo la tua ombra e piango:
non un insetto mi tiene compagnia.
La terra è troppo fertile, i fari sono spenti
sulla scena ci sono soltanto le nostre
ombre riflesse in una luna lacrimante.

(Roma 28/2/1981)


PREGIUDIZIO FORMALE

Quando nella tua vecchia
ricorderai i versi che ti ho scritto,
i versi che al telefono ti recitavo,
i versi che su di un nastro registravo,
allora la mia adolescenza sarà finita
e disperatamente piangerò l'amore:
quell'amore che ho sempre donato
quell'amore che non ho mai goduto.

Le mie mani anchilosate dalla penna
cercheranno di carezzare il tuo corpo
- ma non potranno stringerlo - 
allora amore saprò, 
allora amore saprai,
allora amore sapremo
tutta la grandezza
di una gioia passata, sprecata, uccisa
da un formale pregiudizio sociale
sciocco, insulso, inutile.
Allora, dicevo, 
non avremo lacrime bastanti
per scrostare le nostre anime.
Non ci saranno, 
rami robusti per raddrizzare
le dita anchilosate
e i tuoi seni si sentiranno tristi
per non essersi lasciati carezzare.

Allora i tuoi occhi capiranno
di aver intravisto, solo intravisto
la primavera e si faranno opachi
per nascondere visioni soltanto sognate.

Allora, in me, in te 
vivranno l'amore e la pena.
L'amore che vuotai come in un'anfora,
nella tua vita e la pena griderà il suo lamento
nell'anima mia, per non aver trovato la forza
di rubarti, strapparti, al pregiudizio formale.
Allora, mia cara, 
vedremo la morte 
sui tuoi seni avvizziti
nelle mie mani vuote.

Allora sarà troppo tardi
e anche se mi chiamerai
e anche se ti chiamerò
ci sarà sempre il tuo seno avvizzito,
come un fiore non colto a primavera;
ci saranno sempre le mie mani inutili
ormai, che hanno pensato solo a scrivere,
a gridare al mondo intero che
per un formale pregiudizio sociale
non abbiamo raccolto il fiore più bello della vita
quando il sole era caldo e sincero a primavera.

Allora, mia cara, non basteranno
le acque di tutta la terra
per lavare la nostra colpa.

(Roma 11/5/1976)


VOLUTTA'

Rossore di viso
tremore
di labbra dischiuse.

Pallore di viso
fremere
del corpo flessuoso.

Pudore di luna
gemere
di erba in germoglio
rossore di sesso
a contatto di carne.

E le stelle feriscono
il turgido seno.

(Napoli 6/1/1956)


IL VASO DI CRISTALLO

Il vaso di cristallo azzurro
dove riponevo i miei sogni
si è rotto.
Mi chino a raccogliere i cocci
le mani mi tremano ricadono ancora
è polvere!

Mi rialzo 
e colei che me l'aveva regalato 
non c'è più anche lei era solo 
un sogno.

Nel cielo 
ogni sera ritrovo i suoi occhi 
tra le stelle, 
nelle rose la sua bellezza
e ne gioisco.

Ma il vaso di cristallo azzurro
dove riponevo i miei sogni si è rotto.

Anche lei era solo un sogno.

(Napoli 11/11/1955)

Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile